29:Atalanta-Genoa

VITTIME E CARNEFICI

Autore: 
edoardo777

Ho poca voglia di parlare di calcio in queste circostanze storiche, mentre il paradosso della guerra uccide esseri umani e insieme a loro l'illusione del pacifismo con cui abbiamo nutrito i sogni dei nostri figli e dei nostri nipoti. Un paradosso crudele, che ti lascia due sole alternative: difendere la tua vita e i tuoi principi trasformandoti tu stesso in violento o incrociare le braccia e inchinarti al nemico, per scoprire che gli aggressori non hanno pietà e nemmeno questo basta per salvarti.

Ho poca voglia di calcio e ancora meno voglia di scrivere di guerra, adesso poi che finalmente, come sempre, è stato fatto scendere in campo dio, a trasformare tutto in una lotta tra la retorica del male e del bene.
D'altra parte, ammazzare un po' di donne e di bambini e distruggere le tazzine da caffè di qualche migliaio di famiglie sembra un prezzo equo per combattere l'omosessualità e il consumismo.
E nemmeno la grande notizia che finalmente, dopo duemila anni, a Roma c'è un papa cristiano ha potuto arginare la deriva della disinformazione che assoggetta i valori umanistici morali alla superstizione religiosa.
 
Non ho voglia, ma concentriamoci sul Genoa, che è l'unica vera fede. E che, oltre tutto, è la squadra italiana che alle due guerre mondiali ha pagato il tributo più salato, in termini di interruzione della sua gloriosa marcia e di ridimensionamento delle sue ambizioni.
 
Squadra che si è presentata oggi a Bergheim in formazione largamente rimaneggiata e con una panchina talmente corta da obbligare Blessin a scelte irrituali, come l'esordio di Frendrup e addirittura lo spolvero di Galdames. 
Insomma, in uno scenaro di vittime e carnefici, pareva il Genoa la vittima designata.
Ma dall'arrivo di Blessin il Grifone è tornato Grifone e sa vendere cara la pelle.
Personalmente sono rimasto entusiasta e perfino stupito dal primo tempo di lotta acerrima e di coraggio. Inutile disquisire sui limiti tecnici, perché questa squadra è impostata proprio per annullare l'aspetto tecnico attraverso un'aggressione totale e indefessa. Contro l'avversario più accreditato in Italia come esempio di aggressività, il Genoa, questo Genoa, è uscito vincitore, non difendendosi ai limiti della propria area, ma giocando a tutto campo.
 
Quasi privo di cambi, Blessin deve confidare nella tenuta atletica dei ragazzi e anche nel Leverkusen, che potrebbe aver fiaccato i muscoli dei bergamaschi.
E il Grifone risponde da Grifone, con le unghie e coi denti, e si merita il plauso, nonostante che il risultato finale sia in parte deludente per chi, come me, si aspettava la vittoria.
L'allenatore dell'Atalanta dopo l'intervallo metteva in campo Boga per farlo agire dalla parte di Frendrup, che non è un difensore puro. Ma il danesino reggeva alla grande e proprio sui suoi piedi si materializzava il pallone della vittoria, che purtroppo incocciava nelle gambe di Sportiello.
 
Il Genoa calava fisicamente negli ultimi 10 minuti. Non rinunciava ad aggredire la metà campo avversaria, ma la lucidità non era più la stessa dei primi 80 minuti e il recupero palla alto non riusciva, aprendo spazi alle ripartenze avversarie.
L'allenatore più giovane tentava la carta Destro più Kallon per arraffare in extremis la vittoria. L'allenatore più anziano rispondeva con la mossa geniale e inedita di mandare nella nostra area il difensore Djimsiti, ma il risultato rimaneva inchiodato sull'ennesimo pari.
 
Vorrei dare un voto alto a tutti i nostri, senza differenze, per la volontà e la grinta messa in campo.
Una menzione speciale ai due esordienti come titolari (Amiri e Frendrup) e al riesordiente Galdames. Quest'ultimo ha dimostrato che nei due centrocampisti davanti alla difesa ci può essere anche un po' di maggiore qualità. Il danesino, invece, ha tutto ed è stata una gradita sorpresa.
 
Peccato per la classifica, ma mi sono davvero appassionato. È un piacere veder giocare e lottare così.