22:Torino-Genoa

HA VINTO DAVIDE

Autore: 
Freddie Beccioni

Che il Genoa sia la squadra dei Davide, non abbiamo mai avuto dubbi.
Lo dice la croce di San Giorgio e non c’è bisogno di evocare Draghi, specie di questi tempi, per sentirsi costantemente sotto scacco dei potenti, ma riuscire sempre in qualche modo a restare vivi e testimoniare la nostra tenacia sorretta da valori importanti, unici.

Anche se questo Golia più che un gigante è una caramella di cartone, di quelle scartate prima o poi da tutti, arrogante perfino con i colleghi in assemblea di Lega Calcio. Soluzione gommosa e viscida buona per camuffare il palato di sigaro e l’alito di chi, come diceva Gaber, suole ripetere  “mi son fatto tutto da me”, noi comunque abbiamo sempre almeno un Davide.
C’è da dire che anche il Toro di Davidi se ne intende, non solo per il Golia gobbo con cui si deve confrontare da sempre, ma per l’altro uomo-sigaro, che tronfio dei suoi media tratta la gloriosa compagine di Gabetto, Pulici e Gigi Meroni come un giornalino parrocchiale.
Tra il Simeone italiano (cit. Guru) e l’aspirante tale non poteva che finire a reti bianche, anche se come credo molti genoani, ero convinto che questa volta l’avrebbe decisa un episodio, specialmente dopo la designazione di un arbitro umorale e permaloso come Pasqua, con cui tra l’altro non vinciamo praticamente mai.
Invece la Dea bendata, che non è l’Atalanta che con i granata si è addormentata la scorsa settimana, ci ha aiutato togliendo di mezzo il capitano quando già Pasqua pregustava il suo secondo cartellino, modello Romulo qualche anno fa, quando l’improvvido Juric, che di nome non fa Davidov, tolse Piatek. Goldaniga, motivato dal ravennate come anche il suo dirimpettaio ha saputo fare la scorsa stagione, alla fine risulterà tra i migliori in campo, ingaggiando un duello spigoloso con un calante e sempre lamentoso gallo cammellabile. Lo zero a zero è figlio non solo della sagacia (una volta si diceva così) tattica dei due Davide, ma anche dell’evidenza che di quattro attaccanti oggi il Genoa non ne ha fatto uno decente. Destro è tornato ad abbaiare al trotto, forse stimolato dalla sfida con un altro degli esemplari di razza canina della Serie A presente in campo, il labrador senza pelo Zaza.
Il primo tempo se ne va noioso come un film di Muccino con Fabio Volo, senza guizzi e con pochi guitti. Ad Armandino di San Giorgio gli è rimasto solo il Cremano e anche il General non pensa alla revolution ma alla scadenza di contratto. Dalla nostra, Pandev si vede solo intorno alla mezzora, con la prima caduta da controfigura di Tomas Milian, mentre il solo Zappacosta sulla fascia innesca bei duelli con Ansaldi, vincendoli spesso. A centrocampo il palleggio di Strootman e l’imprevedibilità del ragazzino acquistato per finta dai Golia a strisce, che ne gioca una per volta, una volta bianca luce e la seconda nera ombra, ci fanno governare bene contro un Mandragora impalpabile e Lukic buono solo quando si allarga. Da due falli su di lui nascono gli unici due minipatemi.
Secondo tempo con i Davide un po’ più lunghi. All’inizio sembra esserci spettacolo, ma è solo il trailer di una serie Netflix di Muccino, con protagonista Davide Volo, ispirata all’uomo uzbeko in calzamaglia, interpretato da un Eldor (speriamo) ancora non a posto fisicamente.
L’unico lampo è un gran palo di Zappacosta che va ad equilibrare i due subiti col Napoli. Più rabbia fa il classico contropiede alla Balla, con Zajic che fa tutto bene, Zappa che crossa perfettamente e Pjaca, subentrato al nostro canocannoniere che come un leone circense, mette la testa in bocca a Sirigone.
Toro-Genoa si spegne su una punizione alta di Verdi, uno che col Bologna trasformò due calci piazzati, uno di destro e uno di sinistro, nella stessa partita, e da un po’ non riesce a trasformare nemmeno un gelato e un caffè in un affogato.
Un punto che a Davide Simeone, e a che a noi Davidiani, va tutto sommato bene, mentre per Davide Simenon la permanenza in serie A è ancora un giallo a tinte granata.

Reti bianche

Autore: 
layos

Perin 6.5 : ordinaria amministrazione, grande autoreveolezza nel comandare la difesa. Subisce un solo tiro nello specchio, da molto distante, di Ansaldi
Criscito s.v. esce quasi subito, sfortunato
Masiello 6,5: dietro non si passa, dopo l'uscita di Mimmo si sposta a sinistra, sempre ottimo in chiusura, qualche sbavatura in impostazione
Radovanovic 6: mezzo voto in meno per l'erroraccio che avrebbe potuto costare un goal in disimpegno, per il resto solita partita gagliarda
Goldaniga 7: entra a freddo ed è subito uno dei migliori in campo con grandi chiusure e anche qualche ripartenza
Czyborra 6,5: annulla SIngo che è stato fino ad oggi uno dei pochi positivi della stagione del Toro e non è poco. Sfiora il vantaggio con un tiro velenoso. In crescita costante.
Zappacosta 6,5: alcune cose ottime alternate ad un paio di pause non da lui. Non è un caso che il migliore del Toro sia il suo dirimpettaio Ansaldi. Colpisce un palo clamoroso.
Strootman 7: finalmente novanta minuti, sempre al posto giusto a fare la cosa giusta, ci ha fatto fare un salto di qualità pazzesco.
Rovella 5,5: non positivo, troppo leggerino in mezzo ai mastini granata, prende anche un giallo evitabile. Da rivedere.
Zajic 6,5: anche lui un po' a corrente alternata, ma in un paio di occasioni orchestra delle ripartenze che avrebbero potuto essere finalizzate meglio.
Pandev 5: non tocca palla per un tempo
Destro 5: non tocca palla per due tempi
Shomurodov: 6.5 entra e almeno ci mette corsa e grinta e si fa valere in qualche contrasto. Un paio di sue sponde avrebbero meritato migliore assistenza dei compagni.
Pjaca 5,5: ha sulla testa il jackpot per portare a casa tre punti ma spreca malamente.
Ballardini 8: ennesima partita senza subire goal, senza la vaccata di Portanova col Napoli sarebbero 6 di fila. Un muraglione impenetrabile davanti a Perin fatto di muscoli, centimerti e grande attenzione. Un punto che vale oro, in trasferta, contro una pericolante che non si avvicina e resta a -9, quando le partite che mancano sono 15. Dio gli conservi la salute.