13:Benevento-Genoa

PER CHI FISCHIA IL VENTO

Autore: 
edoardo777

Allusione al famoso verso di John Donne, ma se perfino Cristo si è fermato a Eboli era lecito sperare che a Benevento, ex Malevento, le campane non suonassero per nessuno. Anche il vento tace.
Ci si poteva attendere una partita drammatica, con la bufera che imperversava sulle ultime trincee. Niente di tutto questo. 60 minuti di batti e ribatti, mai illuminati da una qualche invenzione, scanditi dai fischi, questi sì, del famoso arbitro Giua, uno che usa il fischietto a casaccio e che non sa cosa farsene quando fischiare conta davvero, un giovane Mamuthone rintronato come se fosse affetto da una sindrome molto anticipata di demenza senile.
Ma il vento non fischia e non anima il Genoa a conquistare nessuna primavera, bensì ad accontentarsi di uno sterile controllo scandito dalle sceneggiate doriane di Caprari.
Una sorta di aristocratica nonchalance in attesa dell'inevitabile distrazione difensiva. E a questo punto sì che arriva il rintocco delle campane a morto, visto che il quasi obbligato tentativo di rimonta è poco più di un confuso possesso palla basato su una ragnatela di passaggi laterali e all'indietro e di tiracci alla cieca in avanti nella speranza di agguantare una profondità mai ispirata da movimenti coerenti. Senza parlare della totale incapacità di vincere un uno contro uno nei pressi dell'area avversaria.
La cronaca dei tiri in porta del GenoaDP si limita a una conclusione improvvisa e abbastanza casuale di Shomourodov nel primo tempo, ben parata dal portiere avversario.
Non si sta in serie A con questi numeri.
Maran ha impostato la partita con l'idea di replicare la partita col Milan e in parte ci è riuscito.
Purtroppo la parte che gli è riuscita è la fotocopia del secondo gol preso contro i rossoneri, dalla parte sinistra della nostra difesa, dove agli avversari basta tirar fuori Cziborra (o Pellegrini, o Criscito, o chiunque venga schierato da quella parte) per aprire una voragine dove la mezza punta si inserisce prendendo in controtempo il nostro difensore centrale rimasto inerme ed isolato.
Anche nel primo tempo questa debolezza si è vista con chiarezza e il Benevento ci ha messo un po' a capirlo, ma alla fine ne ha approfittato.
L'equivoco è conseguenza della posizione ambigua di Piaca, che sulla fascia, nel 442, è inutile se non deleterio e che si accende, ovviamente, solo quando si trova ai limiti dell'area avversaria. Ma se non conosce o non sa fare i movimenti non lo si deve schierare lì o va pensato uno schema diverso. Elementare Watson.
Altra cosa. Visto che lo schieri, fagli almeno battere punizioni e angoli, invece di farli monopolizzare da Sturaro. Di tutti i calci da fermo battuti oggi, l'unico che a Sturaro è riuscito decentemente è stato il calcio d'inizio. Anche quello ha voluto battere!
Nella fase di costruzione si avverte la carenza di piedi buoni e di buone idee, indipendentemente dall'impegno e dalla capacità di fare filtro. Puoi giocare limitandoti al contenimento contro le grandi squadre, ma non puoi andare a Benevento senza una minima vocazione offensiva o affidandoti a lanci velleitari.
Se poi manca anche il furore agonistico, se poi manca la qualità per creare superiorità sugli esterni, se poi in mezzo c'è l'impalpabile Destro, che fa il fenomeno sui tap-in o sulle vaccate dei difensori ventenni esordienti, ma che non regge un confronto che è uno dove c'è da lottare, amen.
Ci siamo fatti insegnare, mi correggo: il GenoaDP col quale non mi identifico si è fatto insegnare da una neopromossa come gestire, con la giusta sporcizia, il vantaggio. Quella sporcizia che a Firenze e contro il Milan gli avrebbe consentito di incamerare 4 preziosi (merda a questo aggettivo) punti.
Ora andiamo a La Spezia vestiti con gli abiti sacrificali, a implorare il punticino.
Senza una scossa, vista la squadra di oggi e l'atteggiamento di oggi, inutile sperare di più.
Il fischio del vento è solo un gelido presagio, altro che primavera e sol dell'avvenir.
E il rintocco delle campane a morto è il lugubre sottofondo che accompagna questa squadra.