Politica e non

In primavera gli italiani torneranno al voto, mancano pochi mesi, per la politica italiana un tempo sufficientemente lungo per fare disfare, rifare.

Sarà interessante vedere quale sarà il sistema elettorale, non è cosa da poco perché sulla base di quello molte scelte verranno fatte, fatte pensando al “bene comune”, a “l’interesse generale”, mica alla poltrona...

Quello previsto ai tempi della “prima repubblica” consentiva di votare il partito ed il deputato più affine o meno lontano, ma una volta chiuse le urne i giochi doppi o tripli iniziavano e si replicavano per tutta la legislatura; i democristiani degli ultimi decenni e non solo loro, in questo erano formidabili: si appellavano  agli italiani moderati o conservatori, raccoglievano i loro voti che erano e sono una massa consistente, poi se ne fregavano in allegria.

Ad onor di verità bisogna dire che il “centrismo” degli anni cinquanta, il “centrosinistra” degli anni sessanta e settanta, il “pentapartito” degli anni ottanta, pur con le loro molte magagne e le loro tante vergogne, hanno consentito agli italiani di vivere in libertà e migliorare non poco le proprie condizioni di vita.

Quello previsto ai tempi della “seconda repubblica” consente di votare anche la coalizione, sono venuti meno alcune piroette e ne sono state proposte delle nuove, i premier sono stati tutti in vari modo impallinati più dagli amici che dai nemici, le coalizioni succedutesi nel tempo hanno faticato sin dal primo minuto e sono rimaste in sella, quando lo sono rimaste, solo per paura dei valorosi componenti di perdere quanto guadagnato.

Il sistema della “seconda repubblica” è anche un po’urticante perché mette dentro ognuna delle coalizioni tutto ed il suo contrario per arrivare alla fatidica soglia della maggioranza, quindi l’elettore si trovava a votare uno che poteva anche gradire e un altro che non gradiva per nulla.

I tempi di permanenza sulla tolda di comando sono stati divisi in modo quasi uguale: il centrosinistra ha governato dal 1995 al 2001 e dal 2006 al 2008, il centrodestra ha governato per alcuni sei mesi nel 1994, dal 2001 al 2006 e dal 2008 al 2011.

Sarebbe ingiusto sostenere che tutto è andato storto, ma penso si possa dire che la pressione statuale sui cittadini si sia accentuata ed il benessere sia diminuito, vedremo cosa metteranno in cartellone, non sono particolarmente ottimista.

Potrà esserci una nuova versione del già visto ed allora gli italiani si prepareranno a vedere coalizioni precarie, animate a parole da ottime intenzione e da piena intesa, dopodiché una volta vittoriose stare in piedi precariamente ed avanzare alla carlona, facendo molte roboanti dichiarazioni e ben pochi fatti.

Potrà esserci una apparente differenza per via dell’uscita di scena del Cavaliere, ma una aria sostanzialmente stagnante, il consueto fanfaronare e la frizzante novità dell’arrivo in politica di giovanotti che sino ad ora non avevamo avuto occasione di vedere, ad esempio Bersani, Casini, Fini, Maroni, Rutelli e sicuramente ne dimentico parecchi, tutte facce nuove che daranno un brio sino ad oggi sconosciuto.

Potrà esserci un rinnovo al sobrio loden, l’austero accademico che ha biasimato il posto fisso, lui che tutta la vita ne avuti almeno un paio contemporaneamente e prima di mettere il sedere sulla poltrona per poi mettere le mani nelle nostre tasche si è fatto nominare senatore a vita con annesso non trascurabile vitalizio, salvo poi sostenere di non essere certo del suo futuro... permettetemi un passaggio sguaiato: sticazzi professore!

Non mi paiono prospettive esaltanti, ma purtroppo verosimili, la classe politica non solo è nel complesso mediocre, ma avendo gettato da anni quel minimo di riferimento ideale, per fare propri l’europeismo da circostanza e la modernità di convenienza, è misera, non per questo in miseria.

Nel mio cuore spero sempre in un confronto elettorale tra un destra “cattolica e nazionale” ed una sinistra “socialista e patriottica”, non credo di pretendere l’impossibile, accade pur con alcune diversità in Germania dove Deutschaland uber alles regola la politica della Cancelleria, del Bundestag e dei Lander; accadeva in Francia ai tempi del Generale De Gaulle e molto meno a quelli di Mitterrand, poi in seguito anche lì i partiti hanno perso l’anima e come conseguenza è nata l’Unione Europea che conosciamo dove fanno l’amore i Galli ed i Germani mentre gli altri guardano, però il “maschio” è sempre quello di Berlino, nonostante le pretese dei cicisbei parigini.

Mi aspetto, salvo repentini cambiamenti,  una riedizione della seconda repubblica, dove si tenterà il piccolo cabotaggio gabellandolo per veleggiare oceanico, con il consueto progressivo aumento della spesa pubblica e della pressione fiscale, con l’impoverimento generalizzato, il chiacchiericcio diffuso, la chiusura continua di aziende, la scomparsa di tecnologia lavoro qualificato e lavoro tout court, il decadimento spirituale e morale, l’erosione della residua speranza.

Il tutto tra le trombe celebrative della sobrietà, dell’integrazione europea, dei mercati; la destra e la sinistra fanno la caricatura dei partiti statunitensi, che già di loro non sono particolarmente gradevoli, atteggiandosi a “repubblicani” e “democratici”, facendo il pieno di bestie e bestialità, lasciano le redini ad “altri” pur di preservare il loro potere sempre più eroso.

Non mi piace che i politici chiamino a rapporto gli altri facendo suonare il campanello, non mi piace nemmeno che “altri” chiamino a rapporto i politici alla stessa maniera.

La prima repubblica dicevano fosse corrotta, era vero, tuttavia nel nome del moralismo degli ipocriti e del nuovo che nuovo non era ma che avanzava a grandi passi venne buttato via anche il bambino e non solo l’acqua sporca; pur con tanti difetti i partiti cercavano di preservare un minimo di dignità e di tutela degli interessi nazionali.

Oggi siamo al sdraiarsi sempre innanzi ai deliri dell’Unione Europea, un orrore terrificante e cosa diversa da quel che era la Comunità Economica Europea, alle convenienze di alcuni settori economici in particolar modo quelli finanziari.

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Sono trascorsi ormai settant’anni dalle Battaglie di El Alamein, in effetti furono più di una, ma generalmente si indica come tale quella combattuta nell’ottobre 1942; in quella circostanza e non solo in quella, gli italiani si batterono e si batterono molto bene.

Gli italiani dovrebbero guardare al loro passato e cogliere alcuni aspetti che non sempre vengono sottolineati, non mancarono coraggio e dignità, cura e forza, non mancano nemmeno oggi.

In genere siamo inclini a indugiare troppo sui nostri difetti e guardare agli altri esaltandone per contro le virtù; spesso accade che le virtù declamate appartengano agli stranieri, ma in tono minore, molto minore rispetto a quando loro credano e noi siamo portati a ritenere.

Sono nato italiano e morirò tale, sarò italiano per sempre.

Mi fanno sorridere quelli che per darsi un tono si dichiarano “anti italiani” e si atteggiano a fustigatori del malcostume nazionale accollando i difetti al prossimo impalcandosi pieni virtù, dandosi ora una verniciata anglosassone, ora una verniciata teutonica; inconsapevolmente cadono in un paio di difetti che vorrebbero accollare in esclusiva agli “italiani”: il pressapochismo e la cialtroneria che porta a pensare che un somaro pitturato da cavallo divenga un cavallo anzi un purosangue, invece rimane un somaro.

Di questi “anti italiani” sono pieni i giornali, le radio, le televisioni, i bar... in effetti come “italiani” a sentir in giro, siamo rimasti in pochi.

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Il 27 ottobre ricorre il cinquantenario della morte di Enrico Mattei, storico Presidente dell’E.N.I.

Mattei fu uno dei protagonisti della “ricostruzione” e del “miracolo”, un uomo complesso, sicuramente di notevole qualità, un uomo con luci ed ombre, ma per quante fossero le ombre, sarebbe bene averne altri dello stesso valore; fu un sognatore che realizzo il suo sogno,se l’Italia poté compiere un ragguardevole viaggio lo dovete anche ad Enrico Mattei che le diede l’energia per farlo.

Era un imprenditore chimico di successo ancor prima di approdare alla notorietà, cercò di colmare le lacune della sua preparazione culturale e aziendale con determinazione e modestia, divenne comandante partigiano ricoprendo un ruolo di rilievo nelle “Fiamme Verdi”, le unità combattenti cattoliche, brillando per la capacità di raccogliere fondi e la cristallina onestà nell’amministrarli.

Venne incaricato di liquidare l’Azienda Generale Italiana Petroli, essa fondata nel 1926 non aveva conseguito i risultati che molti attendevano, gli americani volevano acquistarla a prezzo di favore e questo lasciava pensare, infatti dai carteggi emersi molti anni dopo si notava la preoccupazione inglese e statunitense per la presenza di una società italiana di rilievo, statale o meno, presente nel mercato del petrolio...

Non mancavano gli avversari in casa ed erano tanti, tra questi le sinistre le quali vedevano nell’AGIP un residuo del Fascismo ed i grandi imprenditori privati, Edison in testa, i quali temevano un monopolio.

I grandi imprenditori italiani sono sempre stati avversi ai monopoli, tranne che ai loro...

Cesare Merzagora lo indicò come commissario liquidatore, Mattei si gettò nell’avventura con entusiasmo e coraggio, ignorò le pressioni ed esaminò tutti i documenti possibili, visitò i cantieri e incontrò i pochi dirigenti e tecnici rimasti.

Si rese conto che questi erano di notevole valore e che altri loro colleghi “epurati” dopo la fine della guerra avevano ottime conoscenze tecniche e grandi capacità, volle incontrare l’ex presidente dell’AGIP l’Ingegner Carlo Zanmatti tecnico conosciuto e stimato, aveva intuito i motivi di certe reticenze ne documenti ufficiali redatti durante la guerra.

Zanmatti era un “epurato” l’aria del 1945 non era delle migliori, Mattei se ne frega; non comprese subito il valore delle scoperte avvenute nella Pianura Padana nel 1944/45 e “nascoste”, ma approfondì la questione metano per uso industriale traendone le conclusioni.

Prese la decisione di ritardare la liquidazione, impegnò il proprio patrimonio per finanziare l’AGIP, richiamò senza indugio i tecnici che avevano fatto parte della società, ingegner Zanmatti in testa e facendo di lui uno dei suoi più stretti collaboratori, se ne infischiò delle lamentele e delle pruderie, mise parzialmente all’incasso alcune cambiali politiche per ottenere deroghe, appoggi e coperture: nel 1946 dal pozzo numero 2 di Caviaga, un piccolo centro nelle vicinanze di Lodi, soffia metano in buona quantità, in seguito verrà Cortemaggiore.

Cominciò la cavalcata che porterà l’AGIP e le società di quello che sarà il gruppo E.N.I. a divenire un protagonista della ricostruzione e del boom, una delle maggiori aziende nazionali, un formidabile volano di investimenti e tecnologia.

Mattei fu per certi aspetti molto disinvolto, non esitò a violare norme, spesso assurde e obsolete, per costruire la rete energetica italiana, non si faceva scrupolo di finanziare occultamente la politica, di complicare non poco le relazioni con gli  Stati Uniti in piena guerra fredda, tuttavia realizzò un progetto strepitoso, lo difese a spada tratta e forse pagò questo con la vita.

Mattei fu giustamente attento agli interessi nazionali, che egli interpretò modernamente, in chiave economica; egli ritenne essenziale per la ricostruzione dell’Italia che questa dovesse avere il controllo delle fonti di energia, si convinse e convinse che l’industrializzazione doveva passare senz’altro per l’autonomia energetica, quindi doveva essere necessario riuscire a procacciare al paese energia a basso costo ed egli era consapevole che tra le fonti di energia, il petrolio aveva assunto un rilievo decisivo.

Sembra ora.

 

Commenti

Complimenti

per l'equilibrio e la profondità di analisi. Particolarmente su Mattei. Dubito che oggi la nostra società moderna oggi potrebbe produrre uomini di così grandi capacità ed ideali; e se anche fosse ci penserebbe la magistratura a massacarli conto terzi dopo i primi vagiti....

Padre Brown

Articoli straordinariamente equilibrati. Per quanto mi riguarda li condivido al 100 per cento.
Complimenti