Re:Re:Grazie Ila

Finisco questo "strano" fine settimana, come l'ho iniziato, con Fabrizio De Andrè.
 
Non amo i miti, il concetto stesso sarebbe respinto da un relativista cosmico come lui. Condivido.
 
Poche idee ma in compenso fisse...i valori e i disvalori sono figli del tempo e vanno contestualizzati nel periodo in cui emergono, come quando pensiamo a quelli dei ragazzi.
 
Peraltro era tormentato, come tutti i grandi, dal confronto tra la tensione ideale e la pochezza umana, in primo luogo nostra propria, individui in balia di debolezze ed egoismi che rendono spesso ridicole le migliori intenzioni e le pulsioni ideali, appunto.
 
E' la contraddizione imposta dalla natura ad animali dotati di intelligenza sociale, l'unica differenza con scimmie e rinoceronti.
 
Non mitizzo ma, oltre a rimanere inebetito di fronte alla grandezza dell'artista, condivido molto del suo modo di porsi nei confronti della vita.
 
Al proposito, avendo iniziato la discussione per una dedica alla figlia di Pasquale citando un pezzo celestiale da "La Buona Novella", voglio finire riportando il discorso introduttivo del concerto di Roma nel 1998, laddove Fabrizio raccontava come e perchè aveva scritto pezzi su ispirazione dei vangeli apocrifi nel pieno della contestazione studentesca:
 
"Quando scrissi la Buona Novella nel 1969, si era quindi in piena lotta studentesca e le persone meno attente, che poi sono sempre la maggioranza di noi, compagni, amici coetanei considerarono quel disco come anacronistico. Mi dicevano: “ma come noi andiamo a lottare nelle l’università, fuori dall’università contro abusi e soprusi e tu ci vieni a raccontare la storia, che peraltro già conosciamo, della predicazione di Gesù Cristo…e non avevano capito che la Buona Novella voleva essere un’allegoria...era un’allegoria che si precisava nel paragone tra le istanze migliori e più sensate della rivolta del ’68 e  istanze, dal punto di vista spirituale ma dal punto di vista etico sociale direi molto simili che un “signore” 1969 anni prima aveva fatto contro gli abusi del potere, contro i soprusi dell’autorità in nome di un egalitarismo e di una fratellanza universale. Si chiamava Gesù di Nazareth e secondo me è stato ed è rimasto il più grande rivoluzionario di tutti i tempi. E non ho voluto inoltrarmi in percorsi, in sentieri per me difficilmente percorribili come la metafisica o addirittura la teologia, prima di tutto perché non capisco niente in secondo luogo perché ho sempre pensato che se Dio non esistesse bisognerebbe inventarselo il che è esattamente quello che ha fatto l’uomo da quando ha messo i piedi sulla terra. Ho quindi preso spunto dagli evangelisti così detti apocrifi, apocrifo vuol dire falso; in effetti era gente vissuta, viva in carne ed ossa. Solo che la Chiesa mal sopportava fino a qualche secolo fa che fossero altre persone, non di confessione cristiana, ad occuparsi appunto di Gesù. Si tratta di scrittori e di storici arabi, armeni, bizantini, greci che nell’accostarsi all’argomento e nel parlare della figura di Gesù di Nazareth lo hanno fatto direi addirittura con deferenza, con grande rispetto tanto è vero che ancora oggi proprio il mondo dell’Islam continua a considerare subito dopo Maometto e prima ancora di Abramo, Gesù di Nazareth il più grande profeta mai esistito, laddove invece il mondo cattolico continua a considerare Maometto qualcosa di meno di un cialtrone…e questo direi che è un punto che va a favore dell’Islam, quello serio…non facciamoci delle idee sbagliate…
 
Alla luce di queste parole, sentire cantare e pensare scritta  da un ateo "Il sogno di Maria" mi emoziona fino alle lacrime e mi porta a dubitare esista davvero qualcuno lassù che si diverte a scherzare...
 

Risposta al post di Bortolazzi scritto il 19/06/2022 - 08:20
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