IL COMPLOTTO

Non avrei mai pensato di sprecare il mio tempo per guardare la finale di Chiampions.
Però c'è stato un rinvio e ho potuto vedere finire alle 9:30 l'interessante corrida di Luis Algarra a Madrid, con almeno tre tori ottimi (di cui uno eccezionale) e gli altri tre niente affatto banali. I toreri, anonimi o volgari, ma l'essenza della liturgia è il toro.
 
Ho avuto la conferma di quel che so da sempre, e cioè che il calcio attuale, se in campo non c'è il Genoa, è uno sport noiosissimo.
Forse i più giovani non si ricordano più, ma il calcio che amavo io aveva due componenti definitivamente perdute: la ferocia spesso molto al di là del regolamento del duello uomo contro uomo e le qualità individuali di fantasia non del tutto irretite dalle pastoie del "gioco di squadra". Anzi, già inibite fin dalle scuole di calcio.
 
Così ho visto la partita di Blessin contro Ballardini e alla fine ha vinto lo Zio, portato in trionfo come se avesse inventato il calcio. Si è invece deciso grazie al fattore C, alla serata di grazia del miglior portiere del mondo (che veniva messo dietro a Donnarumma e al pagliaccio Neur), all'auto esaltazione dei difensori sottoposti all'assedio, all'inconcludenza delle zampettanti punte red (non ci si salva dalla B senza un centravanti di peso), eccetera eccetera.
Vero che i rossi schieravano un terzino destro incapace di difendere, disastroso in proiezione, soprattutto privo di senso della posizione, che sbagliava ogni scelta e ogni gesto tecnico e faceva largamente rimpiangere Sampirisi.
 
Come sempre, gloria per tutti. C'era anche quel coglione di re di Spagna, cagato da quasi tutti durante la sfilata della premiazione. Alla fine ha sussurrato al capitano riccioluto del Real: "Sono il re". E l'altro, solo allora, se ne è fatto una ragione e lo ha gratificato con una pacca di consolazione sulla spalla.
Ecco, una cosa va detta: il monarca pennellone era l'unico che per statura reggeva il confronto con Courtois, guadagnandosi di diritto l'appellativo di "Altezza Reale".
 
È risultato chiaro, ancora una volta, che tutto l'ambaradan è la terza prova provata del complotto manovrato dalla UEFA contro Ianna.
La vittoria della nazionaletta di Mancini, l'invenzione della Conference per fare vincere la Roma, la disfatta del Liverpool. Il tutto condito dalla retrocessione del Genoa.
Ci mancava che il Papa, stamattina, mentre dava lettura dell'elenco dei nuovi cardinali, ci infilasse l'eminente nome di Berrettini e il complotto avrebbe avuto la sua apoteosi.
 
 
Devo una precisazione a Timo.
 
Unica cosa, non ho capito il ragionamento sul goal annullato a Benzema
 
Timo, se non impari la regola del fuorigioco rischi il GIR-daspo.
Al momento dell'ultimo passaggio, tra l'attaccante e la porta devono esserci due difendenti.
Due, e non fa differenza che uno sia il portiere.
Tra Benzema e la linea di porta c'era solo un difendente. Al VAR ci hanno impiegato tanto tempo perché avevano il dubbio su un fallo. Il fuorigioco era solare.

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