Insegnate il Genoa

Non insegnate ai bambini la vostra morale.
Insegnategli che essere genoani è la salvezza del cuore, la benedizione dell’anima, la purificazione del sangue.
Quel sangue che ormai a noi delle generazioni col baffo da fondovalle di Pruzzo e le rughe slave di Martina ci si è sporcato, avvelenato da stagioni avide, sterili, lentamente piegate alla vittoria dei barbari che hanno conquistato la terra.
Insegnate a loro che non hanno visto la fine degli ideali, il Berlusconismo, il G8, le oligarchie economiche e la perdita del senno a vantaggio dei social network, cosa vuol dire partecipare. Abbandonare i nonluoghi, la quotidianità impersonale e annoiata ed entrare in uno stadio semplicemente perché si canterà a squarciagola, si professerà un amore profondo, irrazionale, compartecipe, assoluto. Lo si farà convinti che prima o poi questa grande onda, questa energia portata a fiato, petto, bocche e braccia da migliaia di persone sarà più forte di ogni avversità, delle ingiustizie e della cattiveria che governano il mondo.
Insegnategli che ci sono valori più importanti dei trofei sollevati, delle coccarde appuntate, dei soldi guadagnati. Ci sono sentimenti che volano molto più in alto di ogni miseria umana e sono quelli che puoi condividere con la persona che trovi al tuo fianco e che fino a qualche minuto prima non conoscevi e che non è neanche importante che tu conosca più avanti.
Partecipazione, condivisione, gioia nel dolore, felicità nelle lacrime, saggezza nell’istintiva e frivola scioccheria. Insegnategli che il mondo Genoa è qualcosa di più, qualcosa che da quando lo abbracci, ci sarà sempre e che non ti abbandonerà mai, se tu non deciderai di abbandonarlo. Che avrà memoria dei tuoi cari e avrà cura di te attraverso il ricordo di chi lo avrà capito e seguirà le tue orme. Non importa il risultato, non contano figurine, ruoli, dirigenti. Non è una questione di padroni e sudditi, di potere o servilismo, di comunella o cameratismo.
Il Genoa è la vita che prima ti si offre, e poi ti scegli di vivere.
Insegnate questo ai ragazzini che saltavano in gradinata durante una partita apparentemente inutile e che poco sapevano di Genoa-Cosenza, di Giulianova e Castel di Sangro e che hanno il tempo di dimenticare le meschinità degli ultimi anni. Li ho visti ridere di bellezza, abbracciarsi di una gioia libera da qualsiasi obbiettivo che non fosse già dentro di loro. Ho visto il futuro nei ricordi del nostro passato più genuino, vero e più facile, perché figlio di tempi migliori e di sogni più grandi.
Essere loro mentori, senza fargli pesare nulla, sarà il modo migliore per rinascere e per ripulirsi finalmente il veleno grigiastro che ci ha intaccato il sangue, e tornare a tingerlo di rossoblu.
Perché il Grifone, tutto questo lo sa già.

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