ESPERANZA DE ESCOBAR

 
Siamo andati nella balera della Serie A con indosso gli abiti vecchi e rattoppati racimolati sul mercato estivo a caro prezzo da Preziosi, abbelliti (si fa per dire) con qualche avanzo del magazzino di casa e da un paio di gadget arrivati dall'estero.

Abbiamo tentato di rimorchiare La Spezzina, una toscanaccia coi baffi trapiantata in Liguria e definita "ridente" dai milanesi di passaggio, ma ci ha dato buca. Abbiamo virato sulla procace Udina, che se ne stava tranquilla a sorseggiare il suo mohito, dato che per lei trovare compagnia non è mai stato un problema, e naturalmente non abbiamo avuto chance. Pur di non andare in bianco ci abbiamo provato anche con la Salerna, una badante disperata e mal vestita, che per un bicchiere di vino si dà a tutti, ma incredibilmente anche lei ci ha schifato. Non avendo niente da perdere abbiamo fatto i brillanti con la Interia, nobile milanese in vacanza, più abituata al lusso degli yacht che al frettoloso conforto dei motel, e quasi quasi ce la facevamo. Ma è calato il sipario anche sta volta.
L'incubo di una notte oscura e solitaria si faceva sempre più reale.
In extremis, poco prima che la balera chiudesse e frantumasse i nostri sogni, ci siamo appostati vicino al bagno delle signore per intercettare l'ultima speranza. E abbiamo visto arrivare l'Empola, piuttosto alticcia, accompagnata come sempre dal suo vecchio mentore che non sapeva arginare le frequenti scappatelle dell'amata. E ancora una volta ci abbiamo provato.
 
Il manuale del corteggiamento amoroso di Blessin, che avevamo studiato avidamente durante la settimana, suggeriva di seguire la donna nell'anticamera del bagno e pressarla con un body check instancabile. Ma l'Empola reggeva il pressing con astuzia, aiutata dal fatto che il sesso non era per lei urgenza, ma piuttosto divertimento. E le due o tre volte che in questa fase siamo riusciti ad allungare le mani nell'area di rigore si è divincolata abilmente.
C'è stata una pausa e con la scusa di fumare di nascosto ci siamo ritirati nello stanzino. La nostra tattica prevedeva un assalto finale, favorito da un cambio di strategia.
Aumentava la pressione, con l'Empola stretta contro la parete, ma l'ansia e l'aumentato affanno non producevano frutti.
E alla fine la Speranza di Escopar si diluiva nell'ennesimo fallimento.
 
Fuor di metafora c'è ben poco da dire.
Se metti in campo quintali di fatica e litri di sudore per dominare l'avversario e all'80 la tua punta più prolifica ha sulla testa la facile palla decisiva e la spreca con una ciofeca inguardabile, non vai da nessuna parte. E tanto vale stare in campo per fare accademia e risparmiarti lo sforzo.
 
Le sostituzioni non hanno aggiunto niente. Anzi. Rovella (5) un naufragio totale e Amiri (5), per dirla con Brera, andrebbe operato al cervello per rimuovere la circonvoluzione del dribbling.
 
Per intensità e impegno, promossi  tutti gli altri, con menzione speciale per Hefti, Ostigard e Gudmundsson, soprattutto per come l'islandese calcia da fermo. Inspiegabile perché, quando subentrato, calciasse alla stracazzo Rovella.
 
Rimane il dubbio. Sono inespugnabili le ragazze della balera o siamo noi che abbiamo bisogno urgente del Viagra?

Commenti

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ESPERANZA DE ESCOBAR

Dopo tanti anni, che non mi ricordo manco quanti sono, l'ho vista dal campo, dalla Nord, e quindi, bandiere permettendo, capisci meglio certe cose.

Partendo da dietro, direi ottima l'organizzazione difensiva.
Maksimovic e Ostigard chiudono, accorciano, gestiscono con padronanza del ruolo le varie situazioni.
Altrettanto bene Vasquez e Hefti che, con caratteristiche diverse, occupano a dovere la loro zona.
In fase di possesso permane buona padronanza ma in alcuni casi manca un po' la tecnica.
Mi riferisco in particolare a Maksimovic e Vasquez.
Hefti per canto suo ha gamba e capacità tecniche che in certe situazioni a mio avviso andrebbero sfruttate di più.
Più volte, benché libero, non è stato servito preferendo "tornare" sul lato chiuso.
Sembra quasi una scelta per tenere sempre la compattezza di squadra.
Il centrocampo a mio avviso manca di forza.
Solo Portanova e Sturaro, tecnicamente i meno dotati, hanno gamba.
E su questo aspetto il meno dotato è certamente Melegoni.
Discreto con i piedi ma mai capace dello spunto e debole nel calciare a medio lungo raggio.
Va bene il fraseggio, ma per spaccare la partita, serve anche maggior forza.
Annoto il fatto che in possesso tendiamo a non allargarci.
Tendenzialmente sia Melegoni sia Gudmundsson restano stretti, non dettano quasi mai il passaggio sull'esterno.
È una chiara scelta che fa il paio con quello che scrivevo prima.
L'intenzione è quella di stare stretti e vicini per portare un pressing efficace con palla a loro.
Però, e c'è un però, così facendo attacchi sempre in spazi stretti.
Qualcosa è cambiato nel secondo tempo dopo l'ingresso di Amiri quando almeno in due o tre occasioni ha servito largo Hefti per l'uno contro uno.
In attacco, è oggettivo, manca il vero centravanti, questa è la nota più dolente.
Non abbiamo quello che fa reparto per intenderci.
Il giovane Yeboah ha iniziato maluccio poi si è ripreso ha lottato, ma non è mai riuscito a liberarsi al tiro.
Ho notato che detta poco il passaggio, non fa quasi mai il movimento in profondità.
Destro invece lo conosciamo bene e se manca, come successo oggi, nella stoccata finale, nella finalizzazione, non è certo quello che apre gli spazi.
In conclusione, bene in difesa e nel recupero palla a centrocampo, ancora troppo sterili in fase d'attacco.

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