È RINATO IL GRIFONE

Per loro natura le rivoluzioni sono impetuose, disordinate, sporche. Se fossero lucide, ordinate e pulite sarebbero golpe.

Lo sa bene Blessin, che infatti per la sua rivoluzione sa di non poter puntare da subito sulla lucidità dell'organizzazione, ma dovendo scegliere preferisce vedere in campo l'energia della ribellione piuttosto che la passività della resistenza.

 

Blessin (7) è più vikingo che crucco. Lo dimostra il fatto che riconferma la formazione che contro l'Udinese ha fatto rinascere il Grifone nell'anima di un Genoa che aveva perso autostima e fiducia.

Nel primo quarto d'ora si è visto il Genoa che sarà e che ancora non è. Un Genoa che non si limitava ad accorciare il campo con il pressing, ma che aveva come punto di riferimento la porta avversaria. Peccato che Portanova (6) non abbini alla quantità e alla grinta anche la qualità sufficiente per controllarsi nelle giocate decisive. Usa solo l'istinto e manca di lucidità.

Nel secondo tempo, anche per la fatica che ha reso meno feroce il pressing, il Genoa non è più riuscito a giocare in avanti e ha cominciato ad assomigliare a quello di Sheva, ma con una differenza fondamentale: la mentalità, la rabbia anziché la rassegnazione.

 

La prima svolta del match l'ha procurata un episodio apparentemente marginale: l'ammonizione di Zinho (7) al 25°. Da quel momento il nostro difensore ha dovuto smettere di cercare l'anticipo su Zaniolo e la Roma ha potuto appoggiarsi sul pompatissimo fenomeno italiota per aggredire sulla fascia destra.

C'è da dire che si è trattato di un'ammonizione assurda, anche se poi l'arbitro ha dimostrato coerenza ammonendo Mancini per lo stesso tipo di fallo.

La seconda svolta è arrivata con il malaugurato infortunio di Bani (7), fino ad allora sontuoso sia di testa che di piede.

La terza ovviamente è stata l'espulsione del sostituto di Bani, Ostigard (5), veramente ingenuo, per non dire peggio, nel fare rimbalzare il pallone anziché colpirlo immediatamente di testa. Espulsione comunque al limite in termini di regolamento.

L'ultima svolta ci è stata finalmente favorevole: l'annullamento onesto del gol di Zaniolo, per un fallo su Vasquez (7), sacrosanto ma non visto dall'arbitro in tempo reale.

 

Io ho visto accendersi una fiammella di speranza, guardando al futuro. Certo, si perdono troppi palloni sanguinosi, vedi Sturaro (6) che al 60°, mentre il Genoa si distende all'attacco. manca un lancio facile e regala alla Roma un contropiede pericoloso. Molti i palloni persi dallo stesso Sturaro nel secondo tempo, ma vale per lui lo stesso discorso fatto per Portanova in termini di qualità e quantità.

In futuro è evidente che giocherà uno solo dei due. Badelj (6,5) è stato bravissimo a dare equilibrio davanti alla difesa e Amiri (6,5), entrato in una partita che è diventata inadatta a lui, si è acceso al 65° con una verticalizzazione meravigliosa e subito dopo serpentina e tiro ribattuto. Un lampo, che ha comunque fatto capire che con lui, oggi sacrificato in un lavoro di contenimento, la qualità può salire.

 

Alla fine il punto preso non conta tanto numericamente quanto psicologicamente. I ragazzi, ridiventati Grifoni, da adesso sono consapevoli che non è automatico perdere su certi campi difficili e che il futuro dipende dalla loro volontà di non mollare mai.

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E RINATO IL GRIFONE

Sono d'accordo su tutto. Certo se Portanova oltre che correre e picchiare sapesse anche controllare il pallone oggi avremmo avuto un paio di occasioni da gol chiare.  Certo davanti c'è poco ma, sempre che i nuovi  dimostrino di saper fare quelle che ho visto nei filmati, forse tentare un albero di Natale alla Allegri col Milan potrebbe alzare il livello.
Con Sturaro-Badelj-Portanova(Frendrup) in mezzo e Amiri-Gundmunsson appena più avanti liberi di fare quello che vogliono. Magari anche il nosto centroavanti bolso, se gli arriva qualche palla la butta dentro.
Comunque sempre in campo come oggi e ce la possiamo fare!

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