PALLONI D'ORO, PALLONI DI PIOMBO

Stando alla loro carriera di calciatori, in panchina sedevano un agile attaccante Pallone d'Oro e un corpulento difensore che tra l'85 e l'89 si è affacciato alla bassa serie A niente popò di meno che nel Pisa, nell'Avellino, nel Como e nell'Ascoli, ma che ha consumato la sua lunga carriera perlopiù in C2 e nel Campionato Nazionale Dilettanti. Un credibile aspirante al Pallone di Piombo.

 
Ma cotale immensa differenza non si rispecchiava nelle squadre in campo, formate da elementi che non solo non potevano ambire a metalli aurei, ma neppure a leghe venate di giallo come l'ottone, e la cui plumbea qualità media in qualche caso travalicava i confini dell'inorganico e slittava nell'organico, con conseguente accompagnamento di effluvi maleodoranti.
 
Nella pregressa pochezza, Sheva aveva promesso un cambio drastico. E difatti ha messo in campo il solito vecchio 352, ma con interpreti in precedenza scartati in quanto più grammi dei titolari.
La sua idea di rivoluzione dev'essere alquanto prudente, direi di stampo sovietico, come il trapasso epocale, innovativo e conturbante da Breznev ad Andropov.
 
Di fronte al nulla della Salernitana inizialmente brillava il poco del Genoa. Tra le novità più interessanti alcuni dai-e-vai perlopiù innescati da Destro (7), che arretrava a prender palla a centrocampo ed esibiva tocchi in puro stile Neymar, purtroppo vanificati dal compagno di reparto, nonché alcuni disimpegni di prima di Galdames (6) e alcune incursioni palla al piede di Cambiaso (6,5).
Proprio da un bel cross di Cambiaso nasceva l'unica vera occasione da gol del primo tempo, con zuccata di Destro presa dal portiere granatablucerchiato.
 
Ma poi emergevano anche gli antichi difetti, un palleggio al rallentatore e quell'insopprimibile voglia di passare la palla indietro non appena possibile.
 
La timida verve iniziale si spegneva e il poco del Genoa sfiorava il niente della Salernitana, che portava gente in area e sfiorava il gol su triplo intervento di Semper (7), a mio avviso, con Vicario, il miglior portiere italiano della giovane generazione.
 
Scendeva una lunga onda di desolazione e si andava sotto la doccia.
Nel secondo tempo il Genoa rientrava in preda a inibizioni e frustrazioni, con piedi di piombo e mente annebbiata e la Salernitana dava l'idea di poter combinare un niente meno niente di quello rossoblu.
C'era stata un'occasione col solito tiro sballato da Ekuban su grazioso regalo della difesa campana, ma per il resto era la Salernitana ad affacciarsi più spesso nei pressi dell'area rossoblu.
 
Usciva Destro. Ekuban faceva la punta che rientra verso il centrocampo e Melegoni (6) faceva quello delle giocate fini, ribadendo di essere il gemello di Hernani (5,5) nel bene e nel male.
 
Al minuto 76 accadeva l'impossibile. Ekuban trovava un corridoio libero, metteva giù il crapone e si buttava dentro palla al piedi. Al momento di incartarsi serviva Kallon (6), che crossava dal fondo per la testata dello stesso Ekuban, che finiva in rete con l'aiuto di una mano di Di Tacchio.
 
L'inaspettata apoteosi stordiva la Salernitana, che non riusciva a riorganizzare il suo niente, mentre il Genoa fingeva di controllare la partita, con un Ekuban rinfrancato dalla segnatura fino a sembrare un giocatore di calcio.
E finiva in gloria. Qualificati e santificati!
 
Visto il Genoa B, mi azzardo a dire che assomiglia in tutto e per tutto al Genoa A. Si vede che c'è dietro un lavoro di cesello.
Promossi Destro, Semper, Vasquez (6,5) e Cambiaso. Da rivedere, prima di buttarli, Melegoni e Galdames. Portanova (6) volenteroso.
Tra i migliori genoani anche Jaroszynsky.
 
Ora andremo a spezzare le reni alla Lazio, con la certezza di sentirci un po' meno ultimi degli ultimi.
Ma vi confesso che tra Palloni d'Oro e Palloni di Piombo io mi sono tirato due palle così.