Il tempo dell'incredulità

Autore: 
layos
Durante la conferenza stampa di presentazione di Andriy Shevchenko un giornalista ha fatto notare che il Genoa non vince nulla dal 1937. Sostanzialmente non c'è più nessun genoano vivente o quasi che ricordi un successo della nostra squadra. 
Così ci ricordiamo e ci teniamo strette le poche, rare, e per questo ancora più preziose, soddisfazioni che abbiamo avuto dalla nostra squadra, se pur in gran parte, tocca dirlo, si è trattato di vittorie di tappa, più simboliche che sostanziali.
Nel Pantheon dei nostri eroi ci sono Scoglio, col suo caratteraccio, Bagnoli, Branco, Boselli e Milito. Gli eroi di Anfield Road, quando il Genoa andava a vincere a Liverpool, cosa che a raccontarla adesso fa sorridere. Il tempo in cui il Toro, nostro compagno di avventura in quella Coppa Uefa, poteva maltrattare il Real Madrid.
Qualche settimana fa, mentre si stava concretizzando la cessione della società al fondo di investimento "777" partners, girava un meme autoironico in Rete con su scritto "Fondo Vattene". Una sintesi magistrale di quella che è stata la storia del Genoa da quando ne ho memoria. Fossati, Spinelli, Scerni, Dalla Costa, Canal, Preziosi.... un leitmotiv che ha segnato la continuità fra tutte queste presidenze. Improvvisazione, maneggi, interesse a tutto fuorché al mero risultato sportivo, che dovrebbe essere l'unica cosa che conta. E abbiamo dovuto guardare per anni altre società prosperare e brillare, per sapienza e capacità, organizzazione e, inesorabilmente, risultati migliori dei nostri. Per anni abbiamo visto l'Udinese, la squadra di una città che non arriva a 100 mila abitanti, comprare e vendere campioni straordinari e prosperare, fino a giocare in Champions contro il Barcellona di Ronaldinho e Messi. Abbiamo visto il Chievo. Stiamo vedendo l'Atalanta. E ci domandavamo, frustrati e delusi, se e quando sarebbe arrivato mai il nostro turno.
La stagione preziosiana, al suo esordio, è stata accompagnata da grandi speranze. Certo, da un lato il curriculum dell'uomo era quello che era, le sue precedenti esperienze calcistiche erano state più ombra che luce, ma nella fase in cui eravamo, con la squadra sostanzialmente retrocessa in C, senza più un nichelino in cassaforte, senza nessun imprenditore all'orizzonte disponibile a comprarla, Enrico Preziosi rappresentava una boccata d'ossigeno per chi stava disperatamente annaspando in cerca di un appiglio. Lo scivolone della combine contro il Venezia (grave) gli fu sostanzialmente condonato. Nella corrotta e marcia mentalità del calcio italiano il fatto che di fronte ad un obiettivo tanto agognato e tanto atteso da anni si dovesse fare qualunque cosa, anche la più scorretta, pur di garntirsi il risultato, era stato un pensiero che quasi ognuno di noi aveva accarezzato. Quando perdi per così tanti anni la possibilità di vincere diventa un'ossessione tale che è difficile farsi degli scrupoli.
Il fatto è stato che le speranze che l'uomo, il  ricco mecenate, potesse far diventare la nostra squadra e la nostra società quello che invidiavamo nelle altre, al netto di questo brutto scivolone, è stata grandemente frustrata. 
Non starò qui a ricordare tutte le cose di cui abbiamo lungamente parlato e che speriamo di esserci messi alle spalle, tutti sappiamo di cosa si parla.
E' il motivo per cui, e qui vengo al punto di questo scritto, il sentimento prevalente fra i genoani è l'incredulità. Tutti i miei amici genoani di lunghissimo corso con cui parlo fanno la gara a fare i pompieri. Tutti vogliono prima vedere se, oltre il fumo, c'è anche l'arrosto. Ed effettivamente pure io, sono un po' sulla riva nel fiume, da un lato ho la tentazione e la speranza di voler credere che la ruota sia finalmente girata e che l'Udinese, il Chievo o l'Atalanta del prossimo decennio saremo noi. Dall'altro sono talmente bruciato e deluso da tanti anni di frustrazioni che per ora non mi sento sicuro di lasciarmi abbandonare alla corrente dell'entusiasmo.
Questo premesso si può dire che fino ad oggi la nuova proprietà non ha sbagliato una sola mossa. Sono entrati in punta di piedi, senza grandissimi proclami, ma preferendo far parlare i fatti. Hanno convinto un allenatore e un uomo di calcio di fama mondiale, con la promessa di investimenti cospicui e di un progetto soldo e robusto. Lo hanno presentato in una conferenza stampa di respiro internazionale, affollata e ben confezionata. Le idee sono quelle giuste, per quel che si può capire. Ottenere ricavi dalle attività colleterali al calcio, contribuire alla crescita della serie A, fare sinergie nello scouting, investire nelle strutture. Parole che sono miele.
Ora non ci resta che aspettare di vedere se a queste parole faranno seguito fatti conseguenti.
Non sia mai, una volta nella vita, che la ruota sia girata davvero. Penso che ce lo saremmo proprio meritato.

Commenti

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layos

Ora facciamo il nostro dovere: tifiamo!!! E se davvero sono rose, fioriranno. Un' altra cosa : il merchandising. Hanno dichiarato che ci contano moltissimo. E' l'occasione per rinnovare un po' i nostri attrezzi da tifosi. Diamoci da fare, io ci credo.

Fondamenta

Uso la terminologia di Namaskàr per sottolineare le sue parole, che condivido insieme alle tue.
Il Chievo di Del Neri, l'Udinese di Zaccheroni, il Genoa di Bagnoli, il Vicenza di Guidolin.
Non è un caso che siano tutte legate al nome dell'allenatore, per alcune società il periodo si è poi prolungato un poco oltre, ma alla fine sono tutte tornate alla precedente collocazione.
Non sarebbe male ci fosse il Genoa di Shevchenko, ma l'auspicio è proprio quello che si costruisca qualcosa di talmente solido al punto da dire che c'è il Genoa, punto.
Se vogliamo riprenderci, almeno in parte, lo status che ci appartiene, dobbiamo andare oltre a quello che han fatto quelle società, non dobbiamo dipendere da qualcuno per collocarci là, dobbiamo collocarci là come società e quindi, conseguentemente, avere in organico, societario e agonistico, dirigenti e calciatori appartenenti a quel livello.
Non è una differenza da poco, perchè potremmo avere il Genoa di Sheva in panchina, il Genoa di un Batistuta in campo, il Genoa di mister X, allenatore o giocatore, ma l'elemento dominante diventerà il Genoa, fatti salvi ovviamente andamenti lievemente oscillatori di classifica e risultati.
Se raggiungeremo questo, svincolandoci dai grandi protagonisti della singola avventura, saremo noi l'avventura per i singoli attori che la vivranno, questa è la complete reimagination che spero di vivere.

PS: sono curioso di vedere cosa accadrà a Bergamo, sono a un bivio, hanno mezzi e organizzazione per fare quel tipo di salto di qualità, svincolarsi da Merdarini, passare a un livello superiore come organico, e prendere in mano il loro destino, con la società al centro di tutto, vediamo se avranno la volontà o se preferiranno rientrare nei ranghi.

Flavio sei risucito ad

Flavio sei risucito ad infilare le tue ossessioni anche nell'euforia per il cambiamento genoano.  Smile
Ma dove vuoi che vada L'Atalanta che ha raggiunto il picco della sua storia adesso
E' una squadra di Bergamo cristo, noi siamo il Genoa, la squadra di una metropoli fra le piu importanti d' italia, una delle quattro città che ha un derby
L'Atalanta è una provinciale, un giorno questo picco per miracolo potrebbe essere toccato dal Modena o dal Padova
Noi in effetti dovremmo, anche se è rimasta solo virtualità a parte i nove scudetti, essere di un' altra dimensione

Dove va non lo so

Fosse solo la piazza a garantirti un'altra dimensione...
Come ho detto, la speranza è non vivere l'avventura della provinciale legata alle gesta di un allenatore o di un centravanti e poi rientrare nei ranghi, si spera che il Genoa diventi il veicolo sul quale allenatori e giocatori che si avvicendano vivano la loro avventura, creare una nuova centralità, arrivare a far sì che tutti pensino che il Genoa stia naturalmente, per diritto, in quella dimensione. Il sogno è, guardando le altre, non pensare a quando arriverà il nostro turno, come fosse un giro in giostra e poi scendere, ma collocarsi là stabilmente, essere noi la giostra.
Le volte in cui quella dimensione l'abbiano annusata, la società non all'altezza è rientrata nei ranghi in poco tempo, per cui quello che tu pensi dell'Atalanta lo pensano tutti anche di noi, occorre cambiare quell'ottica, stabilire un nuovo standard.
A Bergamo, piazza metropolitana o meno, in questo momento hanno bilancio sano, grande settore giovanile, strutture e campi all'altezza, e in teoria un sacco di soldi fatti in questi anni, hanno tutto per stabilire un nuovo standard a prescindere dall'allenatore, bisogna solo vedere se la dirigenza vorrà o se farà la fine del Genoa di Spinelli e di Preziosi, del Vicenza, del Chievo, dell'Udinese, accadesse, meglio per noi, una concorrente in meno.
Le ossessioni non sono le mie ma di quei pirla che "sognavano" il ritorno del tuo idolo per giungere là dove ci spetterebbe stare da sempre, col solito vizio di mettere al centro il soggetto sbagliato, non deve mai dipendere da un allenatore o da un giocatore, è la società che ti deve collocare là, allenatori e giocatori passano: se sposti il baricentro del corpo, non sta in piedi, bisogna che il baricentro stia in società, cosa difficile da capire per i genoani, che l'han sempre assegnato ad altri soggetti, o duri poco e niente.

Due cose sull’incredulità e

Due cose sull’incredulità e sul “restare sulla riva del fiume”.

Comprendo perfettamente. Ho già scritto ieri che ci si abitua a tutto, purtroppo anche ad essere poveri e sfigati per destino o vocazione.
Per cui ci sta il freno a mano sugli eccessivi entusiasmi per una “vita diversa e migliore”.

Peró credo che almeno la parte dei genoani “pensanti” e che mastica un pochino di calcio, debba oggi fare un ragionamento un pó diverso rispetto al passato recente ed anche lontano.
Chi arrivava in passato, solitamente suscitava gli entusiasmi per la “liberazione” dal precedente proprietario.
E così accade oggi, anche con maggiore forza, vista l’anomalia dell’incubo che ci siamo tolti.

Ma in occasione di ogni nuovo arrivo , si poteva certamente, e ancor prima dei risultati, capire la “pasta” con cui si aveva a che fare, in particolare quando si doveva affrontare, prima o dopo, la serie A.
Oppure quando, nei brevi momenti belli che hai ricordato, si sarebbe potuto fare un salto di qualità e dare continuità ad una fase positiva.
Erano proprio quelli i momenti in cui ti accorgevi dei limiti e della pochezza, sia di intelligenza, sia di ambizione.
Il Genoa come mezzo per fare affari personali fuori dal calcio o, come quest’ultimo proprietario, nel calcio stesso, ma non per il Genoa.

Talvolta sono le “premesse” che ti portano ad un giudizio e ti fanno sperare in qualcosa di positivo o meno.

Facciamo un paragone.
Se devo operarmi per qualcosa di serio, voglio sperare di trovare un chirurgo bravo, fra i migliori, per capacità, per la struttura in cui opera, per l’organizzazione dell’intervento, sia nella preparazione, sia nel post.

Se lo trovo e mi metto nelle sue mani, probabilmente la mia scelta sarà teoricamente giusta e magari condivisa da altri, anche esperti in materia.

Poi l’intervento andrà come andrà, bene o male, perchè certezze non ce ne sono mai e le variabili sono diverse. Si ragiona spesso per probabilità! Ma se il risultato è deludente o negativo, saró stato sfortunato, ma la mia valutazione iniziale non si puó definire sbagliata con il “senno del poi”.
Avessi scelto uno scalzacane e gli avessi dato fiducia, magari l’intervento sarebbe più o meno riuscito, ma la mia valutazione sarebbe stata invece e comunque sbagliata.

Tutto questo per dire che anche questo fondo sarà certamente e giustamente giudicato domani in base ai risultati che giungeranno, ma le premesse sono,in ogni caso, positive e radicalmente distanti dal nostro passato.
Per cui la mia non è solo una fiducia basata sulla speranza, sul sogno genoano mai avveratosi e mai soddisfatto.
È una fiducia che si basa sul razionale, nell’intuire,come molti del muretto hanno scritto, che i primi passi sono quelli giusti, che le fondamenta che si iniziano a vedere sono solide!

Io Preziosi non me lo sono

Io Preziosi non me lo sono goduto nemmeno 1 minuto . Il C.V. parlava chiaro ,il comportamento avuto con il Como era significativo del personaggio.Per me non c'e' stato spartiacque non l'ho mai sopportato ,tremavo al pensiero suo e di Zamparini proprietari del Genoa, con il senno di poi ci e' capitato il meno peggio.Se ci ha lasciato come sembra in buone mani verro' smentito sul fatto che "lascera' macerie" e ci lascera' ad uno peggio di lui ,ben contento di questo visto che, faccio pubblica confessione ,dei 777 al momento sono entusiasta.Non ci avra' lasciato macerie economiche ma le macerie morali sul genoano rischiano di  restare per molto tempo e dimostrazione ne e' che alcuni non riescono a bearsi ed a godersi questo nuovo corso.Io voglio sognare stavolta.

Io credo che la valigetta di

Io credo che la valigetta di Venezia gli sia stata condonata sia per quel motivo sia perché la storia all'epoca parlava di fortissimi sospetti sul fatto che Torino e Perugia all'epoca concorrenti dirette per la promozione non stessero giocando in maniera proprio pulita per la promozione.
E poi la gestione del processo fu veramente scandalosa.
Anche se io personalmente a Preziosi non ho mai perdonato non aver detto scusate ho sbagliato, pagheremo e torneremo più forti.
Quello che nessun genoano gli ha mai perdonato è la storia della licenza UEFA e io penso che se Preziosi dopo il soliloquio ai Magazzini del Cotone avesse detto non voglio andar via così, faccio 1 stagione, con Juric e poi vendo gli avremmo concesso l'onore delle armi. 

Il mio chiodo fisso

"È sempre stato questo e lo collego al tuo finale:tutti obbiettivi strategici degni di investitori di prima fascia.Aggiungo che se avessero ulteriori stimoli nel programmare,nel prossimo decennio,con un titolo possono passare alla storia,perché l'albo d'oro parla chiaro e dopo di noi ci sarebbe il diluvio. "

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