La dura spensieratezza dei nostri ragazzi di Malindi

Autore: 
delcu

A giudicare dai sorrisi saltellanti, dall’energia profusa, dal divertimento trasmesso dal cuore ai piedi e non sempre sublimato dal governo del pallone, i ragazzini della Real Malindi soffrono molto meno della natura circostante, nel campetto della piana di Furunzi, nella periferia meno nobile della cittadina, a pochi passi dall’aeroporto.

Qui le poche piogge della stagione umida e quelle ancora lungi dal gonfiare le nuvole del “richiamo” prima dell’estate, hanno lasciato un panorama di terra bruciata, piante sottomesse, alberi secolari sofferenti e fiori già appassiti. Il caldo si fa sentire già alle 9 di mattina e quel che non fa il clima, lo ha imposto la fame, che fa tornare la gente a tagliare i pochi tronchi appetibili per far carbone e cucinare almeno un pasto al giorno a base di polenta ed erbe di campo, quelle che ancora riescono a crescere, le meno nutrienti.
Oggi ai ragazzi portiamo fagioli, un po’ di proteine, quella che qui chiamano “ngombe ya maskini”, la carne dei poveri. Li vediamo allenarsi con caparbietà sotto la canicola.
Coach Badili ha predisposto i coni per i dribbling e i veterani Simon, Leviticus e Hassan, classe 2007, guidano il gruppo.
Oggi facciamo anche la conoscenza di Abu, tredici anni, fisico che inizia a strutturarsi e movimenti naturali da centrocampista. Ha lo sguardo serio. Badili dice che deve affinare la tecnica ma ha un gran senso della posizione e un tiro potente e preciso. I “nonni” e anche lo scorbutico Joseph, ex leader che adesso “se la tira” un po’ troppo e spesso arriva in ritardo, gli lasciano già battere le punizioni.
Sono allegri i ragazzi, anche perché possono allenarsi e giocare di mattina, la scuola riapre il 24 ottobre.
A causa della pandemia il sistema scolastico in Kenya è ancora indietro di qualche mese e per recuperare sono saltate le vacanze di agosto.
Questa è l’allegria, perché il resto è duro, tanto duro da sopportare.
Malindi vive per il 70 per cento di turismo e da due anni qui non si vede un europeo. Qualche russo, ucraino che raramente escono dai villaggi e anche se uscissero non saprebbero cosa dire e fare, se non andare in cerca di qualcosa che assomigli alla vodka o a un’avventura.
Ma soprattutto centinaia di madri e padri hanno perso il lavoro, con cui mantenevano ragazzi come i nostri campioncini a scuola e gli garantivano qualcosa da mangiare. 
Parallelamente sono crollate le donazioni e l’accademia di Badili sostenuta da Malindikenya.net se la passa davvero male.

L'opera della scuola calcio è fondamentale per tenere lontani questi ragazzi dalle tentazioni e dalle insidie dei quartieri disagiati. Mentre loro sono a Furunzi ad allenarsi, quanti coetanei stanno imparando a confezionare spinelli, quanti assaggiano il loro primo liquore di palma? E quante ragazze che non fanno parte delle squadre di calcio e pallavolo di Furunzi stanno già pensando di prostituirsi per potersi comperare gli assorbenti?
In questi giorni un giovane attaccante di Muyeye che si è allenato con noi per avere un’infarinatura tecnico-tattica, è stato preso da una scuola calcio affiliata alla Juventus, in Italia. Partirà a breve ma per lui è tutto un po’ più facile, suo padre già lavora lì.
Quelli come Abu devono sperare che i loro genitori riprendano a lavorare, che la Real Malindi recuperi un po’ di fondi per andare avanti e che qualcuno riprenda, ma veramente, a pensare al futuro di questi giovani e della terra in cui cercano di crescere.
Ho raccontato a Badili che finalmente quella persona poco affidabile che prometteva di costruire una grande scuola calcio a Malindi con il nome e i colori del Genoa, ha ceduto la società.
Lui e i suoi stretti collaboratori, che per quattro anni ci ha preso in giro inviandoci sempre in ritardo la metà dei soldi che ci aveva prospettato, impedendoci di fare programmi a lunga scadenza (ma che strani metodi...), per poi lasciarci da un giorno all’altro senza niente, stanno lasciando il posto ad un gruppo di americani. Per ora li lasciamo lavorare, hanno cose più importanti e dispendiose da fare che interessarsi di ragazzini africani che probabilmente non diventeranno mai Yaya Kallon.
Ma presto scriverò loro una lettera, per raccontarli cosa facciamo da tanti anni, grazie anche all’aiuto di un manipolo di tifosi genoani dal cuore grande, per evitare che siano costretti a rischiare la vita per arrivare in Italia come Yaya Kallon.

Commenti

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Bortolazzi

Ciao,
 
nessun problema, mi puoi scrivere a info@malindikenya.net
 
grazie

Ad un genoano dal cuore immenso

Buongiorno a tutti,
pur essendo un tifoso dell'altra sponda del Bisagno, leggo talvolta i Vostri commenti e dialoghi, alcuni dei quali obiettivi e di buon senso. Non intendo e non intenderò esprimere giudizi sul "mondo" Genoa in quanto, a mio modo di vedere, ognuno ha il diritto di farlo sulla propria squadra del cuore e per evitare di essere mal interpretato siccome di parte.
Con onestà Vi invidio, perchè all'orizzonte Vi si prospettano possibilità di toglierVi delle soddisfazioni, grandi o piccole che siano poco cambia, dopo alcuni anni di gallegggiamento nella massima serie senza prospettive diverse dalla salvezza più o meno tranquilla.
Il motivo che mi ha spinto ad iscrivermi è di conoscere il modo concreto con cui aiutare il Vostro amico che si chiama "Freddie" perchè quello che fa in Kenia ha pochi paragoni con le forme di assistenza verso il prossimo.
Uomini come lui vanno onorati anche solo per aver tentato di aiutare persone, donando una parte della propria esistenza per dare loro la speranza di una vita meno peggiore di quella che avrebbero avuto senza di lui e senza gli altri che gli sono a fianco.         
Un saluto a tutti

Ciao e grazie

Ciao e grazie delle tue parole.
 
La solidarietà e l'impegno sociale vanno al di là di ogni fede e filosofia sportiva.
Una delle avventure più appaganti è stata il derby della Lanterna giocato in Kenya tra la nostra accademia di calcio e un orfanotrofio supportato, ai tempi, dal Sampdoria Club Bogliasco.
Da quell'esperienza è nato anche un libro fotografico dal titolo "Sotto una lanterna africana" che le due società supportarono...finché non c'era da metterci una lira...cercammo di vendere i libri al Ferraris durante un derby del 2012 mi sembra...ma non andò tanto bene, la maggior parte dei tifosi non capirono l'intenzione di affratellarsi nel nome dell'aiuto a chi sogna un futuro "umano".
Le tue parole mi danno ancora speranza, in questo senso.
Mi puoi scrivere a info@malindikenya.net, così ti mando un po' di foto anche blucerchiate... ;-) 

In fondo a questo altro

In fondo a questo altro contributo dal Kenya
https://grifoni.org/node/136472 si possono trovare l'indirizzo email di Freddie e le coordinate per inviare un aiuto

Forza Freddie! Un abbraccio.

Forza Freddie! Un abbraccio.

Grazie

Ciao,
non ti conosco di persona, ma, per quello che fai e per come lo fai, hai tutta la mia stima.
E, oltretutto, scrivi veramente bene. E speriamo che chi gestisca adesso la nostra gloriosa società comprenda l'importanza del tuo lavoro e si comporti di conseguenza.
Possiamo scambiarci i contatti privati?
Io, se si fa così, autorizzo il gestore dei miei dati di questo spazio a darti il mio.
Grazie

Un lampo di luce in questi

Grazie Freddie quello che fai e' un  lampo di luce in questi tempi bui.

Grazie a voi,

Grazie a voi, fratelli.
Sentirvi vicini anche in periodi di lontananza forzata e di problemi e abissi di diseguaglianze sociali davvero difficili da sopportare, mi dà la forza di continuare.
Tra pochi mesi Nyababwe, il nostro primo capitano del Genoa Malindi conseguirà la laurea breve.
Avremo dato un senso in più alla nostra vita e non ci fermeremo qui.

 

Grande Freddie! E

Grande Freddie! E grandissimo Nyababwe!

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