MESSAGGIO PER I "PADRI RIFONDATORI"

Gentili Signori del 777 Partners, mi rivolgo a voi con soggezione perché, dopo 18 anni di invettive,  proteste e insulti urlati al tiranno che sviliva la nostra centenaria passione, posso di nuovo strizzare l’occhio al futuro e balbettare parole di un’antica fiducia che si stava rassegnando alla decadenza.

Vi presentate quali nuovi proprietari utilizzando concetti che ai più giovani potrebbero sembrare innovativi, e che invece reggono l’architrave della nostra storia:
“onorati ed entusiasti di far parte del club più antico d’Italia”,“senso di responsabilità”, “proteggere le tradizioni rossoblu”, “raggiungere insieme traguardi sempre più ambiziosi”.
So bene come questi sigilli verbali siano previsti dal cerimoniale dell’esordio, ma mi piace definirvi
 
“RIFONDATORI”

Accettate l’iperbole e l’evidente esagerazione, che non vuol certo mancare di rispetto ai 10 templari della Regina Vittoria che nella notte del 7 settembre 1893 diedero il soffio della vita al Genoa e al Calcio in Italia.
Il problema è che il faccendiere Preziosi, uno che rottamava la propria auto usata perché nessuno si fidava a comprarla, vi avrà certamente mostrato i misteriosi bilanci della Società Genoa ma noi Gir, radicali difensori della dignità genoana, vogliamo invece segnalarvi quel che forse non vi ha detto e che boccheggia silente nel nostro “Ground Zero”, oscurato dal neon dei risultati, della classifica, della tattica di gioco, dei debiti, dei finti progetti, e dei veri inganni:

LE MACERIE

Esiste una terribile quantità di macerie, per molti invisibile, tra cui molti Genoani si aggirano spaesati, attoniti, sfiduciati, malinconici, così disincantati  che se anche scoprissero di avere in squadra un fenomeno planetario, gli conterebbero le ore mancanti alla cessione.

Le macerie sono nell’immagine del Genoa vilipesa e da ricostruire, in Italia e nel mondo, tra le valigette e le rate non pagate, nelle ingiunzioni della Fifa, nelle tasse evase, nella farsa delle licenze Uefa negate, nelle volute rinunce ai nobili piazzamenti per le coppe, negli ignobili biscotti primaverili utili a preservare più gli affari con la Spectre che la salvezza del blasone.

“Macerie” vuol dire il vecchio Genoano che sbircia il risultato su Internet a partita conclusa perché non ha avuto lo stomaco di reggere l’ennesima umiliazione, proprio lui (cioè io) che senza battere ciglio si è sorbito 8 retrocessioni, 2 passaggi in C, e ben 27 anni di serie B.

Le macerie esistono nelle tranquille dormite di quei Genoani che una volta, alla vigilia di una partita importante, vegliavano tutta la notte in attesa dell’alba liberatoria.

Le macerie sono nel cuore e nel cervello, ma anche negli storici gesti costretti allo standby: invece di confezionare bandiere, coccarde o meraviglie coreografiche, l’estro rossoblu ha potuto esprimersi solo per confezionare striscioni di sdegnata protesta.

Le macerie sono nei seggiolini vuoti allo stadio, ben prima della mannaia Covid, quando rinunciare alla presenza in gradinata sembrava un tradimento e invece era un auto-esilio, scelto e accettato con la sofferenza dell’oppositore al confino.

Le macerie sono tra le righe del bilancio ufficiale in cui il padrone ha fatto scrivere… “il Genoa  svolge attività di formazione e valorizzazione di calciatori con la finalità di generare valore attraverso la cessione dei relativi diritti pluriennali alle prestazioni sportive”. Detto e fatto.

Le macerie sono tra i vicoli della città vecchia dove a ogni incrocio, bene o male, l’argomento da discutere era la salute del Grifone, mentre oggi si ammicca evitando l’argomento.

Non ci manca l’energia e la tempra riconosciuta anche da storici rivali, ma i danni di chi ha gestito il Genoa con la cultura del piazzista e la sensibilità del rigattiere hanno intaccato i sentimenti, le ambizioni, le emozioni e anche le velleitarie illusioni con cui il Popolo genoano compensava decenni di sconfitte e frustrazioni.

C’è da ricostruire un mondo pulsante, un’organizzazione in stallo, le abitudini degli amici del Bar dello Sport, le cene in famiglia saltate per la rabbia di quel rigore non concesso, e che oggi scivola via innocuo tra le rose non colte e i mari non navigati.

Troverete macerie nella congenita diffidenza dei Genovesi che, l’avrete saputo, ancora non riescono a convincersi che la luce del frigorifero si spenga quando si chiude.

Tutto diventa un complotto.
Non c’è un arbitro che non abbia vendette da eseguire o missioni da compiere contro il Grifone.
Il Var mistifica la realtà come ai tempi della moviola di Moggi.
Tranelli e imboscate diventano gli alibi della cosmica incompetenza presidenziale, ma basta osservare la casualità degli acquisti e l’avidità delle vendite per comprendere come “il bene del Genoa” sia il penultimo degli obiettivi dirigenziali, che viene subito dopo le provvigioni pattuite e appena prima della possibile eutanasia.

Ma rifondare significa anche rimuovere le macerie mediatiche per cui molti Genoani si sono assuefatti alle bugie istituzionali che i cantori aziendalisti trasformavano in progetti, convinti ormai che anche le fiabe più ignobili e inverosimili avrebbero avuto, in qualche modo, il solito lieto fine ottenuto non si sa come.

Signori del 777 Partners, la rifondazione che ci aspettiamo da voi è una gestione logica, trasparente, oserei dire “umana”, nel senso che finalmente consideri i Genoani persone e non pecore, soci e non utenti, passeggeri di una nave in viaggio e non rematori in catene nella stiva maleodorante di una galera.

Lasciamo perdere scudetti, stelle, coppe o medaglie, qui abbiamo bisogno di tornare a essere i Genoani di una volta, senza paura, senza soggezione, compatti, uniti, forti, orgogliosi di una squadra che mai tranquillizzi gli avversari lasciando che si diano di gomito… “oggi si vince sicuro, giochiamo contro il Genoa”.

Basta con i piazzisti allo sbaraglio, con i compagni di merende, con le briciole cadute dal banchetto dei potenti; non chiediamo un Piano Marshall, e non crediamo a Santa Klaus che comunque sarebbe in coda sull’A7 fra Busalla e Bolzaneto.

Ci teniamo i nostri mugugni, e la nostra depressione o l’euforia a seconda che il pallone superi la riga bianca, ma a voi chiediamo di esercitare l’autonomia che il 99,99% concede senza subire influenze da chi reclama l’ultima stilla di un consenso quasi totale, e oggi ridotto ai grotteschi rimpianti degli irriducibili sulla pagina di un giornale.

Signori del 777 Partners, diteci con esattezza quale ruolo è da voi concesso alla mantide Enrico Preziosi, presuntuoso quanto incompetente, bugiardo quanto imbonitore, copia conforme (anche nel nome) dell’ultimo Re di Roma Tarquinio il Superbo, che fu cacciato con tutti i suoi figli perché, lo scrive Tito Livio… “creò un regime autoritario a tal punto da unire per la prima volta, nell'odio verso la sua figura, patrizi e plebei”.

Siamo certi che vi affiderete a persone valide ed esperte, senza furbate, senza tranelli, senza inciuci con i suoi compagni di merende, senza le bancarelle aperte giorno e notte.

Qui si discute se siete un Fondo o, come pare, una Holding ma capiamo che la differenza è labile quando si tratta di business, perché sulla scacchiera basta una mossa o una scelta strategica per ribaltare lo scenario.

Noi Gir, per anni derisi, insultati ed emarginati per aver intuito e osteggiato i tronfi comunicati del presidente, ci affidiamo alla serietà di chi lo rileva, ben sapendo che non sarà possibile essere più anti-genoano di chi ha spolpato l’anima e il portafoglio del Genoa.

Vorrei spiegarvi ancora un concetto che fa parte del nostro Dna, ed è la frase “cose da Genoa”, e cioè quei fatti misteriosi e imprevedibili che ribaltano l’ovvio o rasentano l’inverosimile, ma poiché avete assistito alla partita interna con il Verona, credo abbiate facilmente intuito di che si tratta.
Nel Genoa tutto è possibile, nel bene e nel male, e una tragedia può mutare in trionfo nell’arco di due minuti.

Fatevi spiegare il decimo scudetto rubato nel 1925 dopo 5 finali con il Bologna, o la retrocessione in serie C dopo una promozione in A o, se ancora vi restassero dubbi, sentite questa.
Il 18 febbraio 1940 nasce Fabrizio De Andrè, incommensurabile poeta e grande genoano.
Nello stesso giorno il Genoa di Garbutt, primo in classifica, gioca a Novara e vince 1-0 con rete di Bertoni.
Durante la partita accade qualcosa di strano: per un errore arbitrale il Genoa batte il calcio d’inizio sia del primo che del secondo tempo. Errore tecnico.
Giorni dopo un guardalinee denuncia l’irregolarità, la partita viene rigiocata e naturalmente il Genoa perde 3-1 dicendo addio al primato.
Prima l’illusione e poi la sconfitta, ed era inevitabile che Fabrizio De Andrè, da sempre dalla parte dei vinti e degli illusi, nascesse proprio nel giorno in cui capitavano “cose da Genoa”.

Commenti

Opzioni visualizzazione commenti

Seleziona il tuo stile preferito per la visualizzazione dei commenti e clicca "Save settings" per attivarlo.

Buonasera a tutti, vi leggo

Buonasera a tutti, vi leggo ma non scrivo da illo tempore. Volevo solo fare i complimenti a Nemesis per il suo post che rappresenta il pensiero di molti e che riesce ad esprimere perfettamente quanto ci siamo imbruttiti negli ultimi anni. La discesa deve ancora finire, ma forse si inizia a vedere il fondo  

messaggio per i padri rifondatori

Non ti conosco, come non conosco nessuno di voi che scrivete, ma in questa tua illuminante quanto specifica e veritiera spiegazione di quello che è accaduto in questi 18 anni, ho pensato che sarebbe fantastico se i nuovi proprietari (che bello poterlo scrivere) potessero leggere ciò che hai scritto. Ma forse, viste le loro dichiarazioni, hanno capito dove sono arrivati e cosa hanno tra le mani, e anche quale "sofferenza"sportiva il loro predecessore ci ha procurato. 

Leggerti รจ sempre

Leggerti è sempre piacevole.
Leggere mentre scrivi di Genoa è emozionante.
Leggere mentre scrivi del Genoa che finalmente ha cambiato proprietario è entusiasmante. Ci hai regalato una delle tue solite perle e te ne sono grato. Sei riuscito ad esprimere in maniera eccezionale quello che tutti noi vorremmo poter comunicare ai nuovi proprietari.
Grazie e, se puoi, scrivi più spesso. 

Rifondazione

Cari Padri Rifondatori, fate del vostro meglio per permetterci di tornare a leggere spesso Massimo!

Opzioni visualizzazione commenti

Seleziona il tuo stile preferito per la visualizzazione dei commenti e clicca "Save settings" per attivarlo.