Re:Re:GENOANI RICONOSCENTI

E' passata la sbornia da cambio di proprietà, da liberazione ottenuta, da futuro che, per lo meno, sarà diverso da questo incubo di passato sempre uguale a se stesso.
Posso, finiti i postumi, passare ad una analisi di quello che è il risultato di preziosi alla guida della nostra squadra, tornata finalmente ad essere il Genoa CFC.
 
Quali sono i sui meriti, i suoi risultati positivi?
Quello di non averci fatto fallire. Con un unico appunto. Non ci ha fatto fallire per suo tornaconto, e non per amore del Genoa e per evitarci l'ignobile trafila subita da Fiorentina e Napoli; ma perché prendendoci per un po' di milioni si risparmiava tre o quattro anni nelle serie minori con spese annesse e ripartiva con i suoi "affari" prima possibile.
Quello di averci tenuto in Serie A per quindici anni, striscia più alta di sempre per il Genoa. Questo è un risultato sicuramente vero, ma che, se vuole essere paragonato con il passato, appunto va contestualizzato. E nel passato la Seria A era un campionato a sedici squadre e non a venti come nell'era preziosi. E con la sfilza di 17° posto che abbiamo inanellato in questi quattordici campionati (ben quattro volte abbiamo occupato l'ultima posizione per restare in Serie A!), dovrebbe farci capire che, con il campionato a sedici squadre, saremmo retrocessi diverse volte! Quindi siamo rimasti in Serie A a lungo, non per maggiori meriti suoi rispetto ai predecessori, ma per la strutturazione della lega.
Quello di averci fatto vedere tanti campioni. Andando a spulciare tra le varie rose della serie A (considerando come "campioni" quelli che hanno giocato un po' di tempo ad alto livello): Milito, Motta, Palacio, Zappacosta, Romero, Perotti, Suso, Borriello, Perin, Kaladze, Piatek, El Shaarawy, Papasthatopulos, Di Vaio. Ovviamente solo i primi due sono campioni di livello assoluto, gli altri sono onesti mestieranti che sono campioni per il nostro livello, addirittura alcuni lo sono stati per un breve lasso di tempo e solo da noi (Piatek, Suso, Perotti) o da noi non se ne sono viste appieno le potenzialità (come il Papa greco o Di Vaio). Ma questo non è un merito. Per due motivi. Il primo è che anche in passato dal Genoa sono transitati campioni (Skhuravi, Aguilera, Pruzzo, Bruno Conti), ma rimanevano almeno per qualche stagione ad indossare la nostra maglia prima di essere venduti a squadre più forti. Dei nomi sopra citati si fa fatica a trovare qualcuno che abbia indossato la nostra casacca per più di due stagioni, se non per infortuni (Perin) o perché sul finire della carriera (Khaka). Gli altri sono stati più che di passaggio, con i famigerati sei mesi di Piatek come esempio estremo. Il secondo motivo è che chiunque di noi se compra migliaia di biglietti della lotteria, trova il biglietto che gli fa vincere 500€. CHIUNQUE. Questo non vuol dire che siamo dei maghi della lotteria! E lui, ha comprato centinaia di giocatori nei suoi anni di Genoa. Potrei fare lo stesso esercizio fatto per i campioni e spulciarmi le rose degli anni di serie A per elencare i giocatori fantasma (che non hanno mai giocato e al cui arrivo venivano indicati come i nuovi crack) o giocatori che hanno dato poco alla causa, se non qualche sparuta presenza. E' capace CHIUNQUE lavori nel mondo del calcio di scovare una decina di ottimi giocatori se pesco in un mazzo di centinaia. Perché gli altri non lo fanno? Perché in questo modo si disastra il bilancio (ma qui finiamo nei demeriti...).
Quello di aver ottenuto risultati sportivi importanti (qualche promozione e due qualificazioni in Europa League). Anche qui i meriti si sovrappongono ai demeriti, considerato che una promozione è stata macchiata dall'episodio della valigetta e una qualificazione in Europa è stata macchiata dalla mancata licenza UEFA, che in Europa ha mandato un'altra squadra (e tra i demeriti ci sarebbe da citare anche il nome dell'altra squadra, ma non lo faccio per pudore). Quindi, anche in questo caso, niente di più rispetto ai suoi predecessori, ad esempio rispetto ad uno Spinelli qualunque.
Quello di averci fatto vedere un Genoa spumeggiante, con un gioco finalmente piacevole nelle epoche di Gasperini. E anche qui ci sarebbe da approfondire l'analisi. Perché lo stesso Gasperini, che ha portato alcuni risultati al Genoa, ora sta tenendo per diverse stagioni l'Atalanta ai vertici della serie A. L'Atalanta, non il Milan o la Juve. Possiamo dire che, essendo l'Atalanta al livello del Genoa come tipo di società (se non inferiore), quello che in questi ultimi tre o quattro anni stiamo vedendo all'Atalanta, lo avremmo potuto vedere al Genoa. E, in questo caso, con veri risultati sportivi di eccellenza. Ovvio, per ripetere quei risultati ci sarebbe voluto un DS serio e competente e una società che difendeva gli operati di ogni sua componente. Appunto, una società organizzata; quello che il Genoa di Preziosi non ha mai avuto!
Quello di aver costruito impianti sportivi per le diverse squadre. Anche qui, non vedo meriti. Ha manutenuto l'esistente. Per il resto tante chiacchiere, tanti "brogeddi" ma niente di concreto.
Quello di averci lasciato in mani sicure, con una proprietà affidabile e non portando i libri in tribunale o con una proprietà finta che ci traghettasse verso l’anonimato. Ma questo non è un gran merito, per due ragioni. La prima finanziaria. Preziosi ci ha ceduto al fondo 777 per suo tornaconto economico. Ha comprato il Genoa che aveva un piede in tribunale per qualche decina di milioni e lo ha venduto per più di cento. Qui non c’è niente di male, ma almeno ci risparmi la favoletta che ci ha venduto a questo fondo perché può portare in alto il Genoa. Ci ha venduto a chi gli garantiva economicamente quello che voleva lui. La seconda gestionale. Quella di lasciare l’azienda che si cede nelle mani di un proprietario che possa garantire un futuro, sarebbe il minimo sindacale da richiedere a chi vende una società, e non un punto di merito o un risultato positivo. Solo che qui, valutato lo spessore del personaggio (vedasi conclusioni del Como e del Saronno) e fatto il paragone con una figura similare (Zamparini e il Palermo), il timore che tutto finisse male era elevato. Per alcuni quasi una certezza. Ma questa non è la normalità.
 
Quali sono invece i demeriti della sua gestione?
Quello di una gestione cervellotica e per niente moderna, a volte quasi schizofrenica. Il continuo cambio delle guide tecniche (negli ultimi dieci anni il Genoa ha cambiato la guida tecnica venti volte, con il solo Gasperini che è riuscito a reggere per un paio di stagioni). Non è possibile che per venti volte l’allenatore abbia sbagliato sempre, e solo in un caso si sia riusciti a dare continuità al progetto tecnico. O non sei capace a scegliere i collaboratori o non hai creato la possibilità di far lavorare i tuoi collaboratori in un ambiente profittevole. O entrambe le cose. E la responsabilità è di chi gestisce. Del proprietario. Lo stesso discorso vale per i quadri dirigenziali. Direttori Sportivi e Direttori Generali sono stati alternati come si cambiano le mutande. Vale lo stesso discorso fatto per gli allenatori. Basta osservare le società che vanno bene per comprendere quanto questo aspetto sia importante. L’Atalanta di Gasperini e Sartori, la Lazio di Inzaghi e Tare, il Milan di Pioli e Maldini. Proprio quest’ultimo esempio deve far capire come fosse sbagliata l’ultima gestione di Berlusconi con il passaggio ai cinesi, dove si continuava a cambiare guida tecnica e poi anche dirigenziale. Solo quando è stata data stabilità dietro un progetto tecnico serio il Milan è tornato a fare risultati. E questo deve essere preso ad esempio dai nuovi proprietari. Giocatori giovani, a volte anche in prestito, ma da realtà consolidate e di sicuro valore, non per fare un favore a Milan, Inter, Juve e Roma, ma per potenziare l’organico della propria squadra. I giocatori giovani acquistati devono avere un potenziale reale, non devono essere delle marchette per imbellettare i bilanci altrui.
Quello di un tourbillon di giocatori che nessuna squadra europea vanta. Dati statistici hanno mostrato come il Genoa abbia un tempo di permanenza medio dei giocatori più basso in Europa (un anno e sei mesi nel 2015, e ultimamente ho l’impressione che possa solo essere peggiorato). E questo non favorisce l’amalgama e il senso di appartenenza. Lo spirito di sacrificio necessario per poter fare quello sforzo in più per ottenere il risultato sportivo migliore. Chi è quel giocatore che si sacrifica per una squadra in cui resterai per un anno al massimo? Il Genoa ormai è visto dai calciatori come un tappa, molto breve, in cui devo far vedere qualcosa di positivo per poter passare altrove, e quindi devo privilegiare i risultati privati, del singolo, rispetto a quelli della squadra.
Quello di aver obnubilato alcuni tifosi con qualche stagione dignitosa e qualche buon giocatore, mettendo contro alcuni di loro, di avere quindi creato e alimentato fratture all’interno della tifoseria stessa e non aver operato per il bene della tifoseria e del Genoa. Andando anche ad augurare il carcere per alcuni, che avrebbero avuto l’ardire di sottolineare la sua incapacità gestionale, sfociate nel menefreghismo di chi indossava una casacca gloriosa come la nostra.
Quello di non aver intravisto (o peggio di essersene fregato) il potenziale che questa società avrebbe potuto esprimere se si fosse data continuità, se si fosse investito per far crescere, se avesse avuto la pazienza e la capacità gestionale di un vero manager, come lui pensa di essere. Ovviamente questo con le sue capacità finanziare, essendo lii uno degli uomini più ricchi d’Italia (al 44-esimo posto secondo Forbes con 1,1 miliardi di dollari di patrimonio).
Infine quello di aver reso ridicolo agli occhi dell’Italia e del mondo la nostra società, con una retrocessione per illecito sportivo e una mancata licenza Uefa, sempre per una grave incapacità gestionale, che hanno portato alcuni parametri economici della nostra società a livelli estremamente preoccupanti.
 
Andando quindi a fare un riassunto, il proprietario preziosi, ci ha salvato dal fallimento (per suo interesse), ci ha tenuto in serie A per diversi anni (nella serie A di oggi e non in quella di fine secolo scorso, molto più competitiva), ottenendo risultati paragonabili a quelli ottenuti in passato da suoi predecessori (ad esempio Spinelli), ma decisamente inferiori a quelli attuali di altre squadre potenzialmente inferiori per bacino di utenza al Genoa (ad esempio Atalanta, Chievo, Udinese); ci ha fatto vedere sprazzi di bel calcio (alcuni periodi Gasperiniani) con qualche ottimo giocatore, ma, ahimè, questi sprazzi avrebbero potuto essere qualcosa di molto di più se si fosse data una struttura societaria seria (vedi progetto Atalanta) e ci saremmo potuti permettere di vedere per qualche tempo in più questi ottimi giocatori se non avessimo avuto i conti disastrati dall’incapacità gestionale che dovrebbe essere volta alla massimizzazione del risultato sportivo. La sua insipienza ci ha costretti ad una gestione squilibrata con continui cambi di allenatori, quadri societari e perfino giocatori. Questa gestione ha portato a caricare di costi inutili il bilancio societario, limitandone le possibilità di crescita e portando il tifoso medio a disamorarsi della propria squadra. Alcune sue decisioni hanno messo alla berlina la società Genoa (la valigetta di Maldonado e la mancata licenza UEFA, che ha comportato l’esclusione dall’Europa League), e le continue salvezze nelle ultime giornate, a volte con risultati non proprio limpidi, hanno aumentato l’antipatia per la nostra gloriosa società. Infine ci ha ceduto ad un fondo che sembra capiente e che speriamo possa dare al Genoa un futuro migliore rispetto a quello che è stata l’ultima decade dell’era preziosi (ma tutto questo lo vedremo solo con il tempo).
Quindi, mio caro preziosi, io non sono un genoano riconoscente, ma sono un genoano consapevole. Consapevole che lei ha gestito molto male un sua proprietà, facendo un danno enorme alla società Genoa. Spero solo che ci abbia lasciato veramente in mani migliori e che costoro recuperino lo spirito di appartenenza dei giocatori, lo spirito di dignità della società tutta e che si torni ad essere una tifoseria unita con il solo ed unico interesse di ottenere il miglior risultato sportivo possibile rispetto al potere economico che la stessa società sarà in grado di generare.
A mai più rivederci.

Risposta al post di mashiro scritto il 27/09/2021 - 09:17
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