BRUCIORE

Autore: 
edoardo777

Il derby non sarä mai una partita normale. Sarà solo e sempre sofferenza. Una sofferenza di cui vorresti fare a meno, ma non ci riesci. Una dipendenza. Hai voglia di riprometterti di andare al mare, senza radiolina e senza tv. Lo vuoi, ma non puoi. Come certe unioni con certe donne che ti fanno male alla salute. Sai che dovresti andartene, ma l’amore ti rende dipendente e accetti la sofferenza.
Il fischio finale è comunque una liberazione, in un certo senso. Bello sapere che per mesi i tuoi intestini non saranno stritolati dall’angoscia del derby. Lo sci è uno sport meraviglioso, che regala un piacere sublime. È quando a sera, dopo una giornata in precario equilibrio sulle piste innevate, finalmente ti togli gli scarponi e godi. Albert Camus, uno che se ne intendeva, diceva che le persone che si suicidano non vogliono morire: vogliono solo che finisca il dolore che li strazia, la sofferenza che li attanaglia. Non pensano al prezzo da pagare, purché finisca.
E ora perlomeno un risultato è raggiunto: anche il derby 123 (la combinazione della cassaforte dei cretini) è finito e sarebbe bello poter dire che non se ne parli più.
Invece no, bisogna parlarne, come di una partita normale. Ma, come detto, non sarà mai una partita normale, nonostante gli sforzi di Ranieri e Ballardini per trasformarla in esercizio di bassa ragioneria.
E diventa ancora più seccante parlarne quando, dopo tanto stress, al fischio finale ti rimane in bocca un sapore amaro.
Mattiamola così: la Samp ha dominato ma il Genoa l’ha pareggiata col cuore e con l’unico tiro in porta sulla dormita colossale della difesa blucerchiata, schierata come manichini della Rinascente inchiodati al suolo.
Mettiamola così, ma non è la verità e il sapore amaro rimane.
Ranieri ha avuto l’idea peregrina di mettersi a specchio, con la difesa a tre, e subito s’è visto che i meccanismi del Genoa avevano una qualità migliore. Specchio per modo di dire, poi, perché Ballardini metteva in campo Goldaniga e in fase di contenimento varava di fatto una difesa a quattro asimmetrica. I nostri ostentavano anche una relativa tranquillità e padronanza della materia, sia nella costruzione difensiva quanto negli inserimenti offensivi. Là davanti, al lavoro mostruoso di Eldor, si aggiungeva una tenacia di Destro mai vista su questi schermi. I due aggredivano la profondità, in attesa di un pallone infilato nel pertugio giusto. Strootman faceva il suo nel dare solidità ed equilibrio al centrocampo, con il valido apporto di Badelj e di uno Zajc sempre più convincente.
Ma la superiorità espressa nella filosofia del gioco e perfino nello stile non si concretizzava in gol per tutto il primo tempo e solo all’inizio del secondo un affondo di Zappacosta produceva un grandissimo gol. La risposta di Ranieri era dapprima esilarante e si illuminava con la trovata di ritornare al 442 puntando sulla qualità di Augello per ricuperare il risultato. La serie A è arrivata a questo punto. Il Genoa sembrava in totale controllo, anche troppo in controllo. I simpatici avverari sembravano spuntati e perfino piuttosto demoralizzati. Entrava Pandev per Destro e la Samp provava a premere quasi per inerzia. Un’incertezza di Radovanovic causava un evitabile angolo e le belle statuine si disponevano a zona nel solito presepe, dove mancavano solo il bue e l’asinello. Parabola loffia come una puzzetta, tutti fermi e la palla incoccia nella testa di cavolo di Tonelli e rimbalza in gol. Primo tiro in porta, quasi involontario, e pareggio. Ma se pareggio doveva essere, maledizione, tra tanti giocatori in campo doveva segnare proprio il più fetente degli avversari?
Amen. Finiamo con Pandev e Piaca in attacco, si rivede Cassata,, abbiamo ancora un paio di occasioni, soprattutto una con Piaca che non prende la porta da buona posizione e senza pressione. Audero toglie con le unghie il pallone dalla testa di Goldaniga e Pairetto fischia la fine.
Grande fair play, pochi falli, un solo ammonito. Nel prepartita il campo è stato innaffiato con camomilla Bonomelli, si dice.
Un derby pareggiato così è quasi un derby perso, ma c’è di buono che per almeno sei mesi non se ne parlerà più.
E guadagniamo un altro punto sullo Spezia.
Ma brucia, e non è colpa del vino bianco e della salsiccia piccante.