SECONDE LINEE MA STESSA ZUPPA SOLITA

Autore: 
layos

Come da consolidato copione il Genoa impelagato in vicende di bassa classifica in campionato non può concedersi distrazioni infrasettimanali e si presenta a Torino imbottito di seconde linee, facendo la solita dignitosa figura, ma tornando a casa con un sacco vuoto e la solita eliminazione agli ottavi.

 

Nella formazione iniziale spicca il giovane moldavo Daniel Dumbravanu, lo scorso anno in prestito a Pescara dove però ha sempre giocato in primavera. Primo pallone in verticale della Juve al primo minuto, liscio del giovane difensore (che si era segnalato nelle prime partite come interprete dall'italiano al russo per Shomudorov) e Kuluseski timbra.

La Juve dei primi 25 minuti è totale padrone del campo, il Genoa sembra in balia di un uragano e dopo pochi minuti di nuovo Kuluseski, libero di far quel che vuole, verticalizza di prima per Morata, in una voragine lasciata dal trio Goldaniga-Bani-Dumbravanu e Morata segna il più facile dei goal. C'è ancora tempo per vedere una marcatura della Juve annullata però da un evidente fuorigioco di Morata in ribattuta su Bernardeschi.

Il Genoa però ampiamente rimaneggiato inizia pian piano a venir fuori. Czyborra, aiutato dall'avere di fronte un giovane terzino brasiliano, coi piedi buoni ma, da consolidata tradizione, completamente incapace a difendere, guadagna metri e, su un bel cross di Goldaniga, accorcia le distanze di testa.

Si va quindi al riposo sul minimo distacco e, viste le premesse, sembra quasi un miracolo.

Nel secondo tempo la Juve si presenta senza Betancur ammonito mentre il Genoa resta nella stessa tremebonda formazione del primo tempo. Ma, mirabile dictu, la squadra sembra trasformata, le linee più strette, grande presenza in tutte le zone del campo, la regia di Rovella cresce di qualità e quantità e il biondissimo terzino tedesco imperversa sulla sinistra. 

E' così che nasce un'imprrovisa accelerazione di Pjaca che lascia sul posto due avversari e stampa un siluro all'incrocio dei pali. L'immobile Buffon viene salvato dal legno. Il Genoa dietro ogni tanto corre qualche rischio, davanti la Juve è tanta roba, ma complessivamente stiamo bene in campo e veniamo premiati col pareggio da un goal spettacolare di Melgoni, inspiegabilmente tenuto spesso fuori a favore di compagni ben meno qualitativi e con meno corsa, che mette un bolide nel sette dove forse sarebbe arrivato Buffon 10 anni fa, ma non stasera.

 

Mancano 15 minuti, ma la Juve non ha la forza di ribaltarla, nemmeno con l'ingresso gli ultimi minuti di Ronaldo. Anzi, senza i piedoni di legno di Lerager avremmo una buona occasione in contropiede vanificata da un suo tocco maldestro.

 

Si va ai supplementari dove il Genoa si presenta con lo stesso 11 che ha iniziato la partita. Solo dopo aver visto cedimenti alla stanchezza Ballardini si decide ad un improvvido cambio, esce Dumbravanu, che dopo un primo tempo da brividi è entrato decisamente in partita, per Males, attaccante esterno svizzero, che costringe ad un cambio di modulo incomprensibile, difesa a 4 e Czyborra terzino basso, che finisce per mandare tutti in confusione e ci costa il goal, in un mischione a centro area concluso dal giovane algerino Rafia, sosia di Taarabt. 

Nel secondo tempo supplementare abbiamo pure l'occasione per acciuffare il pari e portarla ai rigori, ma la testata a porta vuota di Radovanovic viene respinta pochi millmetri prima che oltrepassi completamente la riga da Danilo.

 

Finisce così, come spesso, un Genoa volenteroso, che fa faticare la Juve, ma torna a casa a mani vuote quando, con un supplementare da giocare e cinque cambi a disposizione forse qualche cambio più mirato ci avrebbe potuto far arrivare ai rigori, dove magari Paleari, in autentica serata di grazia, ci avrebbe concesso qualche chance.

 

Peccato, anche quest'anno, vinciamo il qualcosa il prossimo anno.