Non era mare

Autore: 
edoardo
Il titolo, "Non era mare", è semplicemente l'anagramma di Rocco Maran, in omaggio all'impostazione iperdifensiva, ma pagante, della squadra messa in campo oggi.
Ma il mare cade a fagiolo per chi aveva presentato questa partita come un'epica partita da ultima spiaggia. Non tanto per il GenoaDP quanto per Maran. I dipendendenti in braghette della Giochi Preziosi le spiagge le conoscono bene e per loro ce ne sarà sempre una accogliente da qualche parte. Per non dire dei molti che preferiscono gli scogli. Maran invece è stato avvertito, incluso con titoloni dei giornali, che se voleva salvare la pelle e il panettone doveva tornare da Firenze con almeno un punto in tasca.
E Maran ha risposto da uomo coraggioso. Contro la squadra della serie A che meno di tutte ha saputo tradurre il gioco in gol ha pensato bene che occorresse una terapia di tipo omeopatico. Hai un attacco scarso? E io ci metto 4 difensori puri in linea. Blason Goldaniga a destra e Scagnellato Masiello e sinistra. E uno schema semplice: se c'è un corridoio che si apre ti butti dentro galoppando, altrimenti calcii la palla il più lontano possibile dalla tua area, possibilmente nei paraggi di un tuo attaccante.
Nel primo tempo il piano ha avuto un relativo successo. Nel senso che è successo molto poco. Un paio di bei servizi di Goldaniga per le punte, nei quali il nostro difensore di nome Edoardo ha dimostrato di essere decisamente più ispirato di Ribery. Qualche tiraccio sballato dei viola. Un bella uscita a vuoto di Marchetti. Finché per fortuna si è fatto male Zapata. Per fortuna perché così almeno è successo qualcosa, anche se spiace per il bravo centrale. Ma noi siamo una delle poche squadre con in rosa ben tre giocatori il cui nome comincia con la Zeta. Un lusso.
Nel secondo tempo era prevedibile che la Fiorentina alzasse i ritmi e attaccasse a testa bassa. Cosa che le riusciva più facile visto che i nostri due attaccanti avevano finito la benzina per il loro lavoro frustrante e non riuscivano più a filtrare la partenza delle azioni avversarie. Ma per fortuna scendeva in campo il nostro miglior alleato, Bonaventura, che nel giro di una manciata di minuti riusciva nell'impresa di: a) Ciccare una testata a due metri dalla nostra porta; b) Ribattere un tiro gol a colpo sicuro di Vlahovic da un metro; c) Tirare la maglia di Lerager e farsi annullare un gol dal VAR.
Detto questo, si sa come vanno queste partite di anticalcio. Entra Piaça e prima incoccia in Destro che devia in gol in fuorigioco, poi con un controllo da attaccante vero si lancia verso la porta e segna il gol partita. Apparentemente ingiusto ma perfettamente in linea con la tradizione del calcio difensivo.
Era l'89°, ma nel calcio d'oggi le partite non finiscono mai e quando i secondi sgocciolano nel batti e ribatti è altrettanto inevitabile che tu sbagli davanti alla porta avversaria e che gli avversari riescano a tirare tre volte da dentro la tua area piccola e infine sbatterla dentro.
Finisce con l'amaro in bocca, ma va detto che era il risultato sperato fino al minuto 89.
Maranmaldo adesso capirà perché il suo quasi omonimo, quando Ferrucci gli disse che uccideva un uomo morto, gli abbia risposto che il colpo di grazia è necessario per prevenire l'impensabile. Non puoi pensare di avere ucciso la Viola se sbagli a porta vuota al 93° e se la partita non finisce mai.
Non abbiamo visto calcio, ma perlomeno abbiamo visto un Genoa in grado di lottare e di arrivare spesso primo sulla palla.

 

Non era mare, ma nemmeno l'ultima spiaggia.