Lassù qualcuno ci Ama

Autore: 
Ianna

Se qualcuno ,fino a stasera,non crede nell'Aldilà o non ha mai creduto in qualcosa e qualcuno di Superiore, domani mattina appena sarà tornato in se e sulla Terra,dopo un giro celeste nell'Olimpo del Creato, può benissimo andare in Parrocchia,confessare tutti i peccati di anni e anni,farsi dare atti di dolore e Padre Nostro a bizzeffe e credere ciecamente nel Regno dei Cieli.

 

Oppure qualcuno crede davvero che in questa miracolosa vittoria, ci sia stato qualcosa di umano,di terreno o addirittura riconducibile al gioco del calcio? 

 

Nemmeno gli agnostici potrebbero credere a quel che hanno visto, pure San Tommaso avrà stropicciato gli occhi,quando in piena crisi esistenziale e mistica, un pallone ha toccato il palo, ha rimbalzato sulla spalla dell'Arcangelo Gabriel e lentamente,come quando un prete sorseggia il vino del calice dorato,si è depositato divinamente in rete.

 

E' stato il Prof.Scoglio a far carambolare quel tiro?

Fabrizio Gorin o Gianluca Signorini?

 

Ce lo siamo chiesti dopo essere tornati in auge  con gli occhi sbarrati dallo stupore,planati sulla Terra dopo un viaggio mistico e appena prima di organizzare carovane verso Lourdes o cammini in massa verso Santiago de Compostela.

 

A meno che non si pensa davvero che sia stata la mitica mossa di Nicola di fare entrare Jagiello,telecomandargli l'unico tiro in porta ,a parte il gol,finito sul palo e poi sulla spalla benedetta del peccatore Gabriel?

 

Tornando seri e profani,non si può non riconoscere che nella partita più importante dell'anno,in cui si doveva sudare lacrime e sangue,dare tutto e anche di più al fine di non retrocedere, se c'era una squadra che non meritava di vincere era il Genoa e una che non meritava di perdere era il Lecce.

 

Anche in queste condizioni da ultima spiaggia,da Pearl Harbor,la nostra battaglia si stava trasformando in una Waterloo con il nostro Napoleone pronto per l'ultimo viaggio a Sant'Elena.

 

Ed invece per il rotto della cuffia,con una presenza subliminale di Julio e la presenza ancestrale di Angeli e Arcangeli,si è vinta una partita che forse,potrebbe sancire la ennesima permanenza del Grifone in A.

 

Nemmeno il tempo di capire le scelte del secondo di Rocky Graziano,il modulo,la tattica,le disposizioni,che pronti via,passiamo in vantaggio con un gol di Sanabria,dopo un rimpallo al limite dell'area su azione dell'eterno Pandev a cui si dovrà un giorno fargli come minimo un'altare su cui andare a inginocchiarsi ogni qual volta si entra al Pio.

 

Da quel momento il Genoa,ha teoricamente la strada in discesa in quanto il mediocre Lecce del'ex Liverani,dall'indimenticabile Armani alla prima col Genoa a San Siro e ora con una pancia da tramviere ,ci mette sotto con il suo gioco facile e pulito,senza top class ma con protagonisti quantomeno decenti per la categoria.

 

Vero che Perin non fa una parata,vero che noi verso l'area avversaria non ci andiamo mai se non per rimesse laterali da dare puntualmente agli avversari,ma sembra che uno sviluppo di gioco,una parvenza di tre passaggi di fila non orizzontali per una squadra di A seppur quart'ultima ,non si è mai visto nemmeno se ad intercedere ci fosse il miracolo di Fatima.

 

Ed infatti,dopo l'uscita di Paracar per il mitico Lapanulla,una uscita kamikaze di Perin sul centravanti piu scarso del mondo secondo pure a Paulo Roberto Cotechino,procura un rigore ai pugliesi che Doveri non aveva nemmeno assegnato fino a quando il Var lo richiama per  rivedere la azione fallosa e decretare il penalty.

 

Mancosu scambia Marassi con Twickenham e realizza una meta indimenticabile nel silenzio e nel vuoto della Nord.

 

Già questo episodio giunto alla fine del primo tempo,era un chiaro segnale che tutto il Purgatorio era riunito a cena per sostenere il Grifone.

 

Il nostro allenatore,bravissimo nelle conferenza stampa con concetti da G8 dell'Economia ma meno nella gestione e nella lettura della partita e degli uomini,toglieva Sanabria per Pinamonti dopo aver dovuto sostituire il rotto Sturaro con l'ectoplasma Barreca e si giocava la carta polacca di Jagiello per Iago ,per lo stupore dei genoani viventi con rosari  tra le mani.

 

Un innocuo cross di Mancosu ,veniva inspiegabilmente lisciato da Romero che forse pensando che il pallone fosse un drone,ingannava Perin,per il pari giusto dei salentini che non avevano mai smesso di crederci e soprattutto di correre.

 

Donati sembrava Abebe Bikila mentre Lerager l'ultimo alla Maratona di Pechino aperta ai non vedenti.

 

Lo spetto della B ormai si addensava minaccioso sul Ferraris:

Squadra ferma,a terra fisicamente,senza idee,senza grinta e senza uomini denotavano la prenotazione per gli inferi della cadetteria,con gite fuori porta a Cittadella,Trapani e Pordenone,per un Amarcord di Felliniana memoria.

 

Qualcosa doveva accadere,c'era bisogna di una scintilla,di una giocata individuale,di un tocco magico e se non era Pandev,se non si trattava dell'ex centravanti del Frosinone,qualcosa ,qualcuno doveva provvedere.

 

Con il suo bastone luminoso,la barba bianca incolta e con la mano libera, Mosè indicava con l'indice il nome divino piu vicino a lui in Gabriel e dato che dei nostri non c'era nessuno che si avvicinasse,faceva carambolare il pallone sulla spalla dell'Arcangelo per il gol finale e decisivo.

 

A memoria umana non si ricorda un gol di culo cosi.

Brera gli avrebbe dedicato un pezzo e Gianni Mura un Cattivo Pensiero domenicale.

 

Nemmeno alla Play Station,ai giardinetti,nei sogni,a Subboteo e nei film di Lino Banfi con Alvaro Vitali.

 

Finiva dopo interminabili ed estenuanti minuti di recupero con palloni alla Viva il Parroco degni di buoni tornei di Interregionale Molisana.

 

L'immagine finale dei giocatori sollevati e sfiniti in campo,di noi tifosi alla ricerca perduta di gocce di Lisonipril nei cassetti di casa,non si sposava con quella raffigurante l'Innominabile,del Leader Minimo della nostra storia,del Conducator di Atripalda,ma con quella apparsa all'improvviso del  Cavaliere Mascherato bello e abbronzato,con sigaro modello Winston,autentica sciaugura dei nostri mali e della nostra vita di tifosi del Genoa.

 

Se a noi avrà tolto chissà quanti giorni di esistenza questo ennesimo supplizio calcistico,ci auguriamo che al "migliore presidente del dopoguerra" sia giunta la convizione di lasciarci vivere,per quel che ci resta da tifosi,liberi dalla sua presenza oppressiva,stressante,claustrofobica del suo vergognoso e ignobile Regno.

 

Non crediamo che un nuovo miracolo ,dopo questo di stasera,ci potrà ancora salvare.

 

Che questo girone Dantesco abbia finalmente fine ,perchè se finirà bene questo Inferno, per il nostro futuro e per il nostro Genoa,è probabile che non sapremo mai se ne usciremo  vivi o moribondi,zoppi o muti,debilitati o deambulanti.

 

E questo è ciò che ci angustia e angoscia,piu di una misera permanenza in Serie A.

 

Ianna

 

 

 

 

 

Commenti

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ci sarebebe forse da

ci sarebebe forse da piangere.. ma era da tempo che non ridevo così Laughing out loud
Analisi tragicomica e ahinoi perfetta!

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