IL MOSTRO DI UDINE COLPISCE ANCORA

Autore: 
edoardo

Il Mostro di Udine ha imperversato nelle campagne friulane dal 1971 al 1991, ammazzando 16 poverette, perlopiù prostitute.
Non si è mai saputo chi fosse, ma da oggi ha un nome: Si chiama Rodrigo DePaul.
Quando vede il Genoa, Rodrigo si illumina e regolarmente ci buca.
Ma in campo, oltre al Mostro di Udine, purtroppo c'era anche l'Uomo Nero.
Si chiama Okaka, ha limiti tecnici scarsi, ma i nostri non riescono mai a togliergli la palla e fornisce un rendimento decisivo. Soprattutto quando, nel finale, dialoga in area con lo svedese più abbronzato della storia.
In panchina l'Udinese mette Gotti, l'Ultimo Padrino, e la sua faccia è perfetta per il ruolo. Dopo le polemiche di Torino, l'AIA ci invia Pasqua. Una provocazione, visto che noi in panchina abbiamo Motta. l'inventore del panettone natalizio. Ma ci dà un contentino, schierando Baccini come guardalinee.

Bella partita nel primo tempo.
Il Genoa comincia con un possesso palla molto elaborato e spesso esteticamente pregevole. Ha un solo difetto: la lentezza, che consente alla difesa friulana di farsi trovare sempre schierata. A questo ritmo ci vorrebbe un Messi, là davanti, per segnare.
Magicamente lo spirito di Messi si materializza nelle sembianze di Kouamé e di Pandev, che confezionano un'azione splendida.
Ma la partita cambia.
Il problema è la riconquista della palla quando ce l'hanno gli avversari. E questa lacuna consente più volte ai bianconeri di rendersi pericolosi ai limiti della nostra area.
E proprio a conclusione di un comodo possesso palla, DePaul si trova libero ai limiti dell'area e pareggia con un tiro preciso, potente e a suo modo memorabile, dato che è uno dei pochi che subiamo senza colpa di Radu.
L'incapacità di riconquistare palla da parte dei nostri consente all'Udinese, quasi sempre dopo duelli vinti da Okaka a sportellate, di arrivare in zona gol e di farci tremare, due volte con Nestorosky e due volte con Mandragora.
Un bel primo tempo e inizialmente un buon Genoa, ma solo quando poteva gestire palla. Agudelo soffriva da mediano, anche se Shöne è stato sontuoso. Saponara ha un problema: non fa le cose semplici, ma in compenso quelle complicate gli riescono sempre male.
Nel secondo tempo Thiago lo sostituisce con Radovanovic e sposta Agudelo più avanti, ma la gestione della palla diventa ancora più lenta, un possesso alla moviola decisamente sterile.
In compenso, quando l'Udinese prende palla, non riusciamo più a portargliela via e arrivano comodamente, anche camminando, ai limiti della nostra area.
Thiago vuole vincere proiettando tutti avanti, toglie Romero e fa entrare Sanabria.
Barreca, anche lui subentrato, prova a fare il Ronaldo buttandosi in area, ma nonostante una pettinatura all'altezza del Tuffatore Lusitano, non riesce a convincere l'arbitro.
Inevitabilmente becchiamo gol, dopo aver rischiato più volte. Lo segna Sema su appoggio di Okaka dopo un batti e ribatti in area senza che la prendiamo mai.
E altrettanto inevitabilmente prendiamo il golletto a tempo scaduto mentre tutti si buttano in avanti a fare titic totoc.
Nonostante tutto non è una brutta sconfitta. Intanto perché è arrivata in modo onesto e quindi ci impone di rendere merito agli avversari e in secondo luogo perché può rivelarsi molto istruttiva.
Thiago è calcisticamente un concentrato di supponenza brasiliana e di supponenza olandese, via Barcellona.
Gli olandesi a Barcellona hanno fatto per anni più danni tattici della grandine.
Deve solo tornare sulla terra e capire come fare il suo calcio nel campionato italiano.
Senza ritmo, il possesso palla è un autocatenaccio, nel senso che dai modo alle difese avversarie di schierarsi, equilibrarsi, gasarsi e non segni mai.
Per arrivare in porta ti servono azioni come quelle del gol di Pandev, di qualità extraterrestre e molto rare.
Deve anche capire che bisogna saper ricuperare i palloni, e per questo ti serve gente capace di farlo.
Migliorerà qualcosa quando potrà schierare Sturaro e soprattutto Criscito mediano, a fianco di Shöne, il nostro unico mostro.
Guardiamo avanti con fiducia.
Come diceva Igor in Frankenstein Junior, potrebbe andare peggio. A Genova potrebbe piovere.

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