Dea Strabendata

Autore: 
Ianna

La fine come tutte le fini sanno essere atroci,specie quando credi di essere al riparo da sorprese e da esiti che sembravano oramai svaniti e accantonati.

 

Appunto,sembravano,perchè come un tiro da tre al basket sul filo della sirena,come una sbracciata finale in vasca corta e un tempo di galoppo sul palo di Ascot,ecco che ti arriva a capocollo e sul gruppone una doccia non gelata ma bollente.

 

All'ultimo tiro dell'ultimo minuto lo Zapata Atalantino,fino ad allora abbastanza innocuo ed evanescente,ti inventa il tiro della domenica dal limite,cogliendo forse Radu leggermente in ritardo e infilando con l'aiuto della traversa il gol decisivo per l'Atalanta sancendo di fatto la prima sconfitta del Genoa targato Andreazzoli.

 

Una beffa dura da digerire per come è maturata nel finale,quando pensavamo di essercela scapottata  grazie ad un rigore generoso trasformato impassibilmente e freddamente da Capitan Criscito sotto la Nord.

 

Ed invece il gol dello strisciato unito al precedente dell'altra rumenta,vanifica un pomeriggio dal sole Africano e toglie la melliflua imbattibilità del Genoa. 

 

Accolto come un Re all'ingresso in campo per i suoi trascorsi al Genoa e per le dichiarazioni da lacchè in settimana,il proverbiale Julio del Gasp.alla fine ha la meglio e a ben vedere ,aldilà del jolly finale la vittoria orobica non fa gridare allo scandalo.

 

Il Gianduiotto in vista della Champions e di un girone sulla carta abbordabile,schiera la squadra titolare e già questa è una sopresa e una forma di rispetto per il Genoa,che probabilmente non si aspettava questo impeto ,questa foga dell'undici di Bergamo che vanta tra i suoi tifosi nientepopodimeno che Vittorio Feccia Fetri.

 

Il Genoa di Andreazzoli ripropone l'undici base,con tutti i nazionali appena reduci dalle lunghe trasferte in giro per il mondo,cerca di giocare alla sua maniera,ma contro una squadra ben affiatata ,con i meccanismi ben più oleati e collaudati dei rossoblù,si nota subito che la differenza di condizione,di passo,di tecnica è evidente.

 

Non c'è per esempio e lo si sapeva un centravanti che faccia la Boa,uno che tiene palla spalle alle porta e faccia salire la squadra prendendo tempo e punizioni e i lanci lunghi sono quasi l'unica opzione tattica che Sor Aurelio oppone a Mister Piagnina.

 

Tranne i primi venti minuti iniziali dei due tempi,non riusciamo a stare alti a centrocampo come se dovessimo scalare il K2,ci abbassiamo troppo come se dovessimo andare sempre alla Toilette e il gioco tra le linee prima di Ilicic poi di Gomez,ci fa ballare il tango argentino. 

 

Una bella combinazione iniziale con cross di Barreca che trova il liscio di Pinamonti e un tiro a giro di Kouame all'inizio della ripresa,sono gli unici bagliori del Grifone fino ai minuti finali dove trova un rigore sull'Ivoriano,che Criscito realizza freddamente.

 

Nel mezzo l'Atalanta ha macinato gioco e chilometri come alla maniera del Gasp.senza mai concretizzare e impensierire Radu con parate degne di note.

 

Una sorte di predominio territoriale alla Pep Guardiola dei brutti tempi.

 

Questo fino al vantaggio bergamasco giunto su rigore decretato dal Var dopo due minuti,provocato dallo Zapata genoanao che ha affondato il connazionale manco giocassero a Pallanuoto.

 

Bambolina Muriel,altra rumenta indimenticata appena entrato  ha spiazzato Radu,molto concentrato nell'infilarsi i guanti,ma poco reattivo sul rigore del resto calciato perfettamente.

 

E quando dopo il gol su penalty si pregustava il pari,all'ultimo respiro il gol del colombiano che sanciva una vittoria che non fa una grinza,ma che  lascia tre ettolitri di amaro in bocca a tutto il popolo rossoblù.

 

Alla fine baci e abbracci tra i giocatori,manco fossero al matrimonio della Liotta e da lì a poco sarebbero andati a baciare e semmai palpare la sposa.

 

Degna da menzionare la buona prova di Lerager e il buon assist del neo entrato Ankersen,mentre Shone abituato forse alle lande dello Jutland ha sofferto il caldo come se noi fossimo in Groelandia,con o senza Donald.

 

Impalpabili Ghiglione e Barreca ben controllati sulle fasce e solito giallo inutile di Romero puntuale come una raccomandata.

 

Il duo d'attacco si è mostrato evanescente e non si ricorda nei dieci tentativi come se fossimo al Luna Park,uno stop di Kouame e un dribbling di Pinamonti nemmeno a bordo del Go Kart.

 

Non si tratta ovviamente di una ridimensione delle presunte ambizioni del Genoa,ne  di una cocente delusione,ma certamente questa sconfitta,maturata in maniera cinica e impietosa,fa calare un poco le pretese e le aspettative dei tifosi e anche del club.

 

C'è ancora tanto da lavorare e da rivedere,specie lì,in quella zona nevralgica e fondamentale che è l'attacco dove non abbiamo più Skuhravy da un tocco e di Milito che stoppa e si gira in un fazzoletto,ne nascono 1 ogni 50 anni.

 

Al Gobbo di Grugliasco,autore di belle imprese e memorabili filotti di sconfitte senza mai giocare,auguriamo da mercoledi una lunga sfilza di sconfitte magari al 95°con esultanza in campo e sotto la curva.

 

Come scrissie un nostro noto writer che  lo amò follemente..."Mai sotto i miei occhi".

 

Ianna