GIRovagando

"THE ABBORDABLES": MEGLIO RON JEREMY DI K.P.BOATENG

Guarda te che coincidenza.
Boateng lo seguivo anch’io da un po’ di tempo.
Almeno da quando ha preferito la Tennent’s Super alla Franziskaner Weiss.
Non che mi faccia impazzire, ma sicuramente è meglio di Van Den Borre, anche come possibile protagonista di film hard-core.
Ne parlo  al Twelve Gates di Durban, con il giornalista sportivo tanzaniano Bumba Lalango, mentre seguo distrattamente le evoluzioni di Robinho e spalpebreggio sulle chiappone della cameriera bionda Nadia, che sarebbe perfetta coprotagonista per un pornazzo, ma al fianco (o meglio: dietro, sopra, sotto) del grande Ron Jeremy.
Altro che Kevin Prince Boateng. Quello al massimo può competere grazie al nome e ai tatuaggi.
Bumba, a dispetto del suo nome, è una scheggia d’ebano di un metro e sessantacinque e lo puoi sistemare tranquillamente nello spazio tra il frigorifero e il muro, utilizzandolo come apribottiglie con i suoi dentoni alla Luis Suarez.
Mi dice che sotto i pantaloni, a Ron Jeremy lo farebbe impallidire.  

I MONDIALI DI BECCIONI 4: I NOSTRI PEGGIORI SOGNI

 Ognuno ha gli incubi che non si merita e mi mulina il belino che qualcuno per questo motivo si arroghi il diritto di sceglierci i sogni. Anche perché spesso i sogni che decide per noi, sono i suoi stessi incubi. Dopo un tale proemio morale, questo psicofarmaco di saggezza, potrei anche recarmi all’agenzia SAA di Jo’burg e prenotare il rientro in Italia per domani, perché già prima che si autocatapultasse fuori dai mondiali, ho capito che della Nazionale, delle miserie sudafricane, dopo aver visto gli splendori del Kruger e il lungoceano di Cape Town, dopo aver piluccato la vita notturna di Port Elizabeth e inalato la violenza di Soweto, me ne importa come del destino calcistico di Acquafresca.

GASPERLIPPI, IL KRUGER E VUVUZELAS PER TUTTI

 Se è vero che il rum è rivelatore, il Matusalem promette bene fino ai 23 anni, col Gran Reserva, ed oltre non si azzarda ad andare. Etichetta Solera. Anche Matuzalem è una gran riserva oppure, come dicono a Roma, più che “solera”, è una “sola”. Come una bottiglia rotta. Il collo te lo fumi e il resto evapora. Bisogna essere malati, non soltanto alcolizzati, per spulciare le minchiate di fantamercato qui in Sudafrica.
Le prime vuvuzele in culo sono per i giornalisti, le voci, gli spifferi, le chiacchiere al rialzo dei procuratori e le chiappe al ribasso dei presidenti.
Basta! Tanto so già come va e ci sto scrivendo una canzone: “La ballata del mercato delle balle”.
 

I MONDIALI DI BECCIONI: 2 - LE AVVENTURE DI "NICOCA" E IL VENTO DI CAPE TOWN

 Nicola dice che ha smesso con la roba, è diventato quasi a modo. Commercializza le cialde della Lavazza e tra Cape Town e Johannesburg conduce soltanto affari “puliti”.
Domani vado a cercarlo, ma non mi fotte nulla di sapere se non pippa più, voglio soltanto chiedergli come fa ad essere amico di quel guaio vivente di Massimo Mauro.
Uno dei motivi per cui a me il Prez non dispiace, è che non rivedrò più la sua faccia associata al Grifone. Anzi, lui ci odia più di Iachini e le sue corde vocali laminate diarrea non perdono occasione per emettere suoni ostili.

I MONDIALI DI BECCIONI: 1 - JOHN BARNES E LA CREATURA MITOLOGICA

 Celso Duarte si scaraventa giù dal Boeing 747 come un “volante central”, non appena Bricolo apre il portellone.  Deve andare a controllare che i facchini motorizzati estraggano con cura la sua enorme arpa dal ventre dell’aereo. Lo saluto con la mano e, roteandola in orizzontale, gli do appuntamento al ritiro bagagli. 
Sorride e mi urla “Bricolo!”

Rispondo con sonora risata.

Ci siamo conosciuti nel lungo viaggio da Roma a Johannesburg. Volo SAA piuttosto tranquillo, hostess piuttosto racchie, vodka absolut piuttosto poca e anche abbastanza cara, ma almeno il piacere di conoscere Celso.

Ubriacandoci col contagocce siamo diventati amici.

Grande esperto di calcio, Celso è tifoso del Paraguay.