Il supporter

IL TIFOSO VERO E I MILLE TESSERATI DEL GRIFONE

Io non sono un tifoso qualunque, io sono Beccioni.
Io vivo di Genoa, anzi vivo IL Genoa.
Oppure è il Genoa a vivere dentro di me, devo ancora pensarci a questa cosa.
A dio ci credo quando mi fa comodo, quando penso alla mamma e quando me la faccio sotto e ho la tachicardia e mi formicola il pancreas.
Al Genoa non hai bisogno di crederci, il Genoa c’è, si vede ed è comunque una fede.
Che figata! Mica stiamo parlando chennesò del lardo di Colonnata, o del musciame di Carloforte.
 

IL NOSTRO PRINCIPE E LA DOMENICA DELL’AMORE

Rimanere a Zena in una domenica come questa? E perché mai?

Per attendere le cinque del pomeriggio in piazza De Ferrari, dove già feci due bagni per una sola promozione, dove ho respirato la cena e la beffa, che orde di stranieri s’inebriassero di quell’acqua non più benedetta, festeggiando qualcosa di legittimo che noi l’anno scorso non siamo riusciti a raggiungere? Per andare a casa di zio Tiberio, la rumenta, a veder stappare bottiglie di sottomarche come lo sono Semioli e Gastaldello?

Andare a Catania? Per partecipare all’ultima rappresentazione della Commedia dell’Arte rossoblu dell’anno in trasferta, per giunta alle pendici di un vulcano che, come Acquafresca, può risvegliarsi da un momento all’altro dal coma e fare danni?

No grazie! Mi pregusto Martinez e Biagianti, semmai. L’accoppiata vincente della prossima stagione! I Mesto e Modesto del Catania…

 

A porte chiuse per sempre!

Mi ero rotto le palle di queste domeniche sempre uguali, dei rituali ripetuti stancamente ogni anno, quasi come i compleanni degli zii a cui devi per forza partecipare, come i matrimoni dei cugini di cui ti scoperesti la moglie e a cui devi presenziare senza possibilità di ubriacarti a dismisura, per poter dire qualcosa di sensato e simpatico quando viene il tuo turno e sperare poi che ti funzioni l’arnese quando riesci a portarti in bagno almeno la migliore amica della moglie.
Vedi invece che il destino ogni tanto è sincero?
 

SI', IO ME LO MERITO!

Io sono fatto così: quando sono convinto di meritarmi una cosa, faccio di tutto per ottenerla.
Dopo un sabato all’insegna del Triangolo delle Svetlane, sulla cui esplorazione geofisica non mi soffermerò, domenica pomeriggio, mi voglio concedere molto di più di una presenza femminile, merito una compagnia davvero speciale, una persona unica che però sia anche un simbolo.
Perché me lo merito, sì.

Tutti a Zena col truck!

I milanesi ammazzano il sabato, io mi sfilaccio il fegato dopo averlo marinato per bene in un’emulsione di prosecco, amarone e Grey Goose.
Mi muovo dai navigli e respiro la primavera con gioia, mica come gli acerbi Gucher e Aleksic. Sono allegro, io…mica Allegri! Via alla seconda Grey Goose e dentro alla notte meneghina, per prepararmi al meglio alla partitona di domani.
Le dichiarazioni del Prez mi hanno caricato a molla. Vogliamo il settimo posto e il match di Parma lo ha dimostrato, e io che non ci credevo e ho rischiato di diventare ciclista…per colpa di Pierflavio e degli ultras.
Bisogna fidarsi solo dell’istinto, e in qualche caso di Adamoli.

Finti Genoani, vere rumente e il "Vodka Madonna"

Evaporato in una nube islandese/in uno dei molti tornelli del Ferraris/con un bisogno di trazione anteriore/troppo “se tifi Genoa piangi” per essere corrisposto…
Domenica mattina, Svetlana dorme e io non riesco a scrivere una canzone come si deve.
Peccato, sarebbe la ballata numero mille, da professionista.
La novità è che non mi fanno andare a Parma…te le fanno soffrire le ultime trasferte senza tessera del tifoso…Sono incazzato soprattutto perché da Ugo, sulla via per Traversetolo, fanno i migliori tortelli dell’Emilia e il suo antipasto di salumi e sottolii è una meraviglia tale che riesco anche a pasteggiare a Lambrusco (secco).
Così mi tocca prendere il Suvvetto e andarmene a Zena, perché la cabala mi dice che se me ne sto a Milano, perdiamo. Non che ne faccia un dramma, ma il Prez ha detto che ce la dobbiamo giocare fino in fondo, e poi quella faccia di Colonnata di Ghirardi mi sta sul culatello.
Zia Esterina e zio Tiberio non ci sono, il destino li ha chiamati in Calabria, per il funerale del fratello del vecchio doriano che è morto prima di lui perché tifava Toro. Approfitterei di Sky per vedermi la partita in santa pace, scoreggiando sul divano di un doriano, ehehehe.
Arrivo in discreto anticipo a Sant’Ilario con tre bocce di Grey Goose e una scorta di focaccia al formaggio da fare invidia a un avellinese, entro in casa e…nooo!

La ciliegina sulla parte sinistra della torta

Per me il derby è una perfetta metafora di vita.
Chissà perché, mi ricordo nei minimi dettagli soltanto quelli vinti (specie quelli stravinti) e di quelli perduti mi sovviene a malapena il risultato. Se avessi un derby da rievocare come ricordo ogni canzone che ho scritto, avrei seicento anni e mi sentirei un po’ stanco, ma un derby vinto è più di una canzone, diciamo un album. Ecco, un cd per ogni derby vinto.
Neanche Lucio Dalla…anche perché che cazzo di derby ha Lucio Dalla? Bologna-Crevalcore?
 

Sersone, Pierflavio e i genoani veri

Adoro quando il Grifone gioca di sabato.
Così posso scendere a Zena intorno alle 11 del mattino col mio amico Donuts, gran genoano e superammanicato, un po’ provato dal venerdì milanese in Brera, e gustarmi la prima Grey Goose della giornata all’altezza di Casei Gerola.
Me la scolo tutta in dirittura del casello di Genova Est, per paura del posto di blocco, ma tengo sempre una mignon di Amaro 18 Isolabella in tasca. Così se mi ferma la volante, scendo dal Suv e, davanti all’agente, m’ingollo il liquore d’un fiato e dico: “da adesso in poi guida il mio amico…è che quando vedo un poliziotto mi emoziono e devo bere qualcosa”.

Secondo il codice della strada l’agente non può più farmi la prova del palloncino...ahahaha, quello s’incazza ma non ci può fare niente!
Su questa goliardata ci ho scritto anche una canzone: “Più furbo di un palloncino”.
Sapete chi mi ha insegnato questo trucco? Proprio lui, Serse Cosmi. Mannaggia all’uomo del fiume (altro titolo buono per una canzone, scusate…smetto un attimo di scrivere e la compongo, ballata alla De André, ovviamente) con lui ne ho fatte di crude…cotto era sempre l’umbro, alla fine della nottata.

A Finale Ligure c’era un localino per scambisti, si chiamava “Fermento”. Ci presentavamo con due mign…no, ma forse questo non si può dire perché Sersone è ancora sposato…comunque mi ricordo le baldorie dopo il 3-0 di Treviso, quando c’incontrammo a metà strada a Cremona, e la sera del pareggio in casa col Catania, che andammo in giro tutta notte a cercare Pantanelli, “in che cazzo di discoteca sarà quel bastardo…”.
Eh, quante avventure con quel crapone. Oggi me lo ritrovo con l’acqua alla gola, da avversario. Non so se chiamarlo, ma è già tardi e devo lasciare la macchina da zia Esterina e prendere il motorino di zio Tiberio, che tanto sta a casa a guardarsi il Doria in televisione.
Mentre Donuts svolanta come un pazzo per Sant’Ilario, apro una Grey Goose e indosso già la sciarpa “Io non mollo”. Tanto per gradire e ribadire il concetto con l’ironia che mi è propria, mollo invece una sonora scorreggia.
“Dicono tutti che non mollano, ma poi…hahahaha” urlo, bloccando l’apertura dei finestrini.
“Fai veramente schifo, Beccio” starnazza Donuts, togliendo la circolazione interna dell’aria condizionata del X-Five. Poi smette di lamentarsi e fa finta di svenire. La mia spalla ideale.
Arriviamo all’una e qualcosa a casa degli amati zii. Quella santa donna sta già preparando il pranzo per domani (ecco il secondo motivo per cui godo quando il Genoa gioca di sabato), mentre zio Tiberio è assorto nell’Avvisatore Cicloturistico. Lo saluto con due dita sul coppino e un’alitata di vodka, lui leva lo sguardo dal Secolo e mi fa: “il motorrino non gè”.
 

Siena - Genoa a marcia indietro

Son partito da Zena giovedì mattina, dopo aver smaltito la mezza delusione per la mancata vittoria del Grifone contro il funambolico Palermo. Complici due bottiglie di Grey Goose e la presenza di Odorizzi, Arcoleo e Silipo vicino a me in tribuna (quando attacco le figurine degli ex sulla poltroncina di fianco alla mia, il Genoa non perde mai), ho sofferto e gioito come sempre quando gioca il Grifone, ma alla fine la Champions League mi è sembrata leggermente più lontana, come il Suv che ho parcheggiato in una cacchio di salita di cui non ricordo il nome. D’altronde io vivo a Milano, città senza salite e con sette/otto parcheggi per un solo stadio. Così al fischio del rigore, seguito dopo tre secondi da altri tre fischi simili, ho lasciato le figurine sulla poltroncina, occupata peraltro da un politico donna in tempesta ormonale preelettorale, e mi sono avviato verso la macchina, componendo una ballata dedicata ai parcheggi angusti in riva al Bisagno, che ho intitolato con un colpo di genio “Ballata dei parcheggi angusti in riva al Bisagno”. Intorno all’una di notte ho ritrovato il mio X-Five nero e me ne sono andato a dormire a casa degli zii a Sant’Ilario. Quel lemure di zia Esterina mi ha lasciato cima e stoccafisso accomodato fuori dal frigo, mentre quella cima di zio Tiberio, doriano da mezza generazione e calabrese da sedici, stava accomodato come uno stoccafisso sul divano, russando come Bocchetti in marcatura su Pastore. Complice lo stoccafisso (no, non zio Tiberio), ho sognato il progetto di un nuovo stadio tutto rossoblu dietro casa degli zii, a cui posso accedere direttamente dal giardino del condominio, senza tirare fuori l’auto dal box.

Russo, una russa e i tre bacioni di Firenze

Strano. Quando vedo il Genoa in trasferta alla tv su un divano “Tylosand” dell’Ikea blu a righe bianche, avvolto dal freddo e dalla nebbia dei navigli milanesi e immalinconito dalla “saudade” di Zena e della maccaia, il Grifone non perde mai.
E io a queste cose ci guardo, come tutti i genovesi doc.
Ma c’è sempre una prima volta, come diceva mia nonna Ubaldina. Mio nonno Gianrico invece sosteneva che non tutte le ciambelle vengono col buco, figuriamoci le ciambrutte, ehehehe.