Il supporter

UDINE, KAKA KAZAN E LA PATAFISICA DEL PICCOLO INVERTITORE

 Tanto per sgombrare il campo, e anche il mio divano rossoblu, da ogni dubbio odoroso: ieri pomeriggio ho goduto come una seppia in inzimino. Quando si vince così, diciamo un po’ all’italiana d’altri tempi, c’è un gusto particolare. E’ come corteggiare la meno avvenente delle due sorelle e ritrovarti quella più fica che ti si “rovescia” addosso. Quasi qualcuno dall’alto ti volesse premiare perché ti stavi accontentando. Ogni tanto riesce, la sorte s’inverte e oggi di invertitori parleremo. Altro che rovesciate!  

Poi ci sono delicate sfumature: l’espressione tirata del prete rancoroso, come se l’avessero preso in infilata in prossimità del gran premio della montagna di Arabba, la vana ostinazione di Domizzi, testa grande e cervello finto, che quando gioca contro di noi vorrebbe fare tre ruoli contemporaneamente (secondo me anche perché sa di piacere tanto al Gasparagnino).

LA BALLATA DEL SOGNATORE GENOANO

 E’ il gioco più entusiasmante del mondo.
Perché io mi sono fatto il culo vero per arrivare dove sono arrivato, per diamine!
Anche se talvolta ho giocato, quello era lavoro, duro lavoro da piazzista prima, da scaltro uomo d’affari poi. Tutto per poter ambire a permettermi certi lussi.
Si può dire “lussi” al plurale? No? E ambire al singolare? Altrettanto?
E chissenefrega. Io lo posso dire.
Che poi io sono uno sano. A me le schifezze della coca, dei pasticchini portentosi non mi dicono niente. Il casino non mi da alcun brivido e a giocare in borsa ci pensano i miei broker. Pure le belle fighe mi stufano presto. Due botte, meglio se non capiscono l’italiano e non fanno tante domande, e ciao.
Ma quel gioco, quello mi appassiona e mi fa tornare bambino.

Lo so, mi costa tre o quattro miliardi all’anno. Ma cosa sono per me? Poca roba, per il mio hobby principale. E poi, lo vedi che pubblicità positiva mi porta? Tutti a parlare degli affari che faccio, tutti a ringraziarmi per tenere vivo il mercato, tutti a propormi di entrare in società negli acquisti. Gente che qualche anno fa solo a sentire nominare il mio nome gli si rizzavano i peli delle braccia…uno ad uno si sono dovuti ricredere. E’ bastato che quel burattinaio di Luciano venisse messo da parte, e ci ho pensato io.
Da quando siamo in serie A, ho assunto un’importanza sempre maggiore. Il primo anno sono entrato non dico in punta d’uccello, ma quasi. Bordeggiando, colpetti d’anca, strizzatine d’occhio. Qualche operazioncina coi giovani, la valorizzazione di Borriello…e vai con la prima estate divertente: le alleanze, le scommesse, le comproprietà…Milan, Inter, Juve già a trattare con me. Quel rincoglionito di Aurelio…cazzi suoi. Anche con Rossella non c’è feeling, è una donna… che vuoi pretendere. Ma gli altri, sono tutti pesci piccoli e grossi che verranno alla mia rete come un innocuo pallonetto a Scarpi.

BECCIONI IN: "ZUCULIIIN ZUCULIIIN, VIVA ZUCULIN!"

 Non è una turbolenza, né il rantolo nasale di un enorme turista belga o tantomeno il malvagio spezzatino al curry della cena a bordo. A svegliarmi di soprassalto, con rivoli di sudore raggelati dall’aria condizionata del boeing, è un pensiero terrificante: vuoi vedere che Preziosi e De Laurentiis hanno litigato e non fanno più il film sui Gormiti?
Che il produttore avesse il quoziente intellettivo di Carparelli l’avevo capito già quando propose la serie A sul modello del football americano, senza retrocessioni. E io mi dovrei puppare le rumente in A tutta la vita? Ora attendo il comunicato ufficiale dell’acquisto di Franco Zuculini, che sicuramente non possiamo mandare in prestito altrove perché è già in prestito da noi, come Destro, Ranocchia e altri sei o sette di cui non posso fare il nome.

I MONDIALI DI BECCIONI: E’ FINITA, MA NON PER NOI IDIOTI

 “Ha vinto il calcio del Gasp. Ha vinto la Spagna. Hanno vinto le geometrie, il raziocinio, la mentalità, il gioco dinamico con cognizione di causa, il sacrificio comune, il giostrare la palla di prima rasoterra, cercare lo spettacolo sempre e comunque, lottare uniti per una causa, svolgere mansioni diverse durante il match. Il sistema Barcellona con un modulo più all’italiana che a volte sembra un 541, ma che in realtà coinvolge tutti i giocatori nella manovra fin dall’inizio. Chi è in fondo Iniesta se non uno Sculli un po’ meno attaccante? E Xavi, non è un Milanetto giovane e magro? L’elegante Piquet non è forse Bocchetti con la barba? E quante analogie tra la spinta e la costanza di Sergio Ramos e il nostro Criscito?
 

EDUARDO, NEVIO FAVARO E IL CONDOMINIO GENOA

 E’ come chi cerca un album dei Mumford & Sons. A parte che sono pochi, perché è un mondo di merda che piange Taricone e non sa chi sia Saramago. Col carisma di Bondi, la favella di Marco Civoli e il savoir faire di Felipe Melo,   convinci uno a comperare “Sigh no more” dei Mumford e quello dopo tre ore ti chiama: “eh, ma non l’ho trovato alla Mediaworld…”.Perché, ci trovi una Ovation dodici corde? Il Benriach? Il Demerara 1970 alla Mediaworld? Ci trovi tua sorella che batte? Magari questa settimana e solo questa settimana prima del decoroso oblio, ci puoi raccattare “I grandi successi di Gepy & Gepy” o gusterai le specialità culinarie del Montefeltro, sfuggite ancora per poco alla Denominazione d’Origine Europea.

"THE ABBORDABLES": MEGLIO RON JEREMY DI K.P.BOATENG

Guarda te che coincidenza.
Boateng lo seguivo anch’io da un po’ di tempo.
Almeno da quando ha preferito la Tennent’s Super alla Franziskaner Weiss.
Non che mi faccia impazzire, ma sicuramente è meglio di Van Den Borre, anche come possibile protagonista di film hard-core.
Ne parlo  al Twelve Gates di Durban, con il giornalista sportivo tanzaniano Bumba Lalango, mentre seguo distrattamente le evoluzioni di Robinho e spalpebreggio sulle chiappone della cameriera bionda Nadia, che sarebbe perfetta coprotagonista per un pornazzo, ma al fianco (o meglio: dietro, sopra, sotto) del grande Ron Jeremy.
Altro che Kevin Prince Boateng. Quello al massimo può competere grazie al nome e ai tatuaggi.
Bumba, a dispetto del suo nome, è una scheggia d’ebano di un metro e sessantacinque e lo puoi sistemare tranquillamente nello spazio tra il frigorifero e il muro, utilizzandolo come apribottiglie con i suoi dentoni alla Luis Suarez.
Mi dice che sotto i pantaloni, a Ron Jeremy lo farebbe impallidire.  

I MONDIALI DI BECCIONI 4: I NOSTRI PEGGIORI SOGNI

 Ognuno ha gli incubi che non si merita e mi mulina il belino che qualcuno per questo motivo si arroghi il diritto di sceglierci i sogni. Anche perché spesso i sogni che decide per noi, sono i suoi stessi incubi. Dopo un tale proemio morale, questo psicofarmaco di saggezza, potrei anche recarmi all’agenzia SAA di Jo’burg e prenotare il rientro in Italia per domani, perché già prima che si autocatapultasse fuori dai mondiali, ho capito che della Nazionale, delle miserie sudafricane, dopo aver visto gli splendori del Kruger e il lungoceano di Cape Town, dopo aver piluccato la vita notturna di Port Elizabeth e inalato la violenza di Soweto, me ne importa come del destino calcistico di Acquafresca.

GASPERLIPPI, IL KRUGER E VUVUZELAS PER TUTTI

 Se è vero che il rum è rivelatore, il Matusalem promette bene fino ai 23 anni, col Gran Reserva, ed oltre non si azzarda ad andare. Etichetta Solera. Anche Matuzalem è una gran riserva oppure, come dicono a Roma, più che “solera”, è una “sola”. Come una bottiglia rotta. Il collo te lo fumi e il resto evapora. Bisogna essere malati, non soltanto alcolizzati, per spulciare le minchiate di fantamercato qui in Sudafrica.
Le prime vuvuzele in culo sono per i giornalisti, le voci, gli spifferi, le chiacchiere al rialzo dei procuratori e le chiappe al ribasso dei presidenti.
Basta! Tanto so già come va e ci sto scrivendo una canzone: “La ballata del mercato delle balle”.
 

I MONDIALI DI BECCIONI: 2 - LE AVVENTURE DI "NICOCA" E IL VENTO DI CAPE TOWN

 Nicola dice che ha smesso con la roba, è diventato quasi a modo. Commercializza le cialde della Lavazza e tra Cape Town e Johannesburg conduce soltanto affari “puliti”.
Domani vado a cercarlo, ma non mi fotte nulla di sapere se non pippa più, voglio soltanto chiedergli come fa ad essere amico di quel guaio vivente di Massimo Mauro.
Uno dei motivi per cui a me il Prez non dispiace, è che non rivedrò più la sua faccia associata al Grifone. Anzi, lui ci odia più di Iachini e le sue corde vocali laminate diarrea non perdono occasione per emettere suoni ostili.

I MONDIALI DI BECCIONI: 1 - JOHN BARNES E LA CREATURA MITOLOGICA

 Celso Duarte si scaraventa giù dal Boeing 747 come un “volante central”, non appena Bricolo apre il portellone.  Deve andare a controllare che i facchini motorizzati estraggano con cura la sua enorme arpa dal ventre dell’aereo. Lo saluto con la mano e, roteandola in orizzontale, gli do appuntamento al ritiro bagagli. 
Sorride e mi urla “Bricolo!”

Rispondo con sonora risata.

Ci siamo conosciuti nel lungo viaggio da Roma a Johannesburg. Volo SAA piuttosto tranquillo, hostess piuttosto racchie, vodka absolut piuttosto poca e anche abbastanza cara, ma almeno il piacere di conoscere Celso.

Ubriacandoci col contagocce siamo diventati amici.

Grande esperto di calcio, Celso è tifoso del Paraguay.