Il supporter

GENOA, IL CUORE NON BASTA. LA MALASORTE E FRANCESCONI REGALANO I 3 PUNTI AL CAGLIARI

Ci sono serate che nascono dalle merde, come funghi prataioli, ed altre che prendono forma dalla decomposizione di mattine e pomeriggi. Necromicetiche condanne a vita notturna che ci portano a compiere atti di dolore chimico-alcolici o a vagare come sospinti da un maestrale di scorregge inodori dove vuole il nostro istinto suicida a rate. Un po’ come certe partite, che cominciano proprio male, tipo Brivio che vuole scartare un attaccante in pressing e una volta perso il pallone, lo stende e si fa espellere, ma poi siamo noi a condurle verso una sfiga ancora maggiore, perché abbiamo sviluppato quella pigrizia di fondo che non ci fa cambiare predisposizione d’animo (e cardiaca) quindici volte in novanta minuti. Il destino però, come si sa, fa quel cazzo che vuole. Infatti Barasso, subentrato a Brivio, para il rigore. Non c’è gioia, ma nemmeno rassegnazione. Ed è una dura botta per chi ha fatto della rassegnazione un motivo di felicità.
Okay, lo ammetto, l’ho presa larga e da poeta maledetto e subito (o più probabilmente subdolo) per dire che ieri sera mi sono preso una sbronza colossale e non solo.
Un paio di negroni pomeridiani per carburare, poi aperitivo in Città Vecchia ai Troeggi con musicisti idioti, due bottiglie di Sagrantino di Montefalco Alzatura. Cenetta da amici imbecilli con parecchio rosso veneto (valpolicella ripassato nell’Amarone) e poi via, per locali alla ricerca di una buona serie di whisky torbati. Cinque del mattino, bottiglia di Ardbeg.

TORTA GUCCINIANA ALLO ZACAPA

Bologna sarà pure rossa e fetale, come canta il vate senza la erre Guccini, ma a me più che la Bohéme confortevole giocata tra casa e osterie, quando ad ogni bicchiere rimbalzano le filosofie, ieri pomeriggio mi è parsa una torta busona senza pudore o vergogna.
Magari mi sbaglio, è che non capisco questo calcio moderno.
Strano, perché io da bravo italiano le novità, negli ultimi anni, me le sono assimilate tutte: i telefonini android, la coca tagliata con gli antidolorifici di terza generazione, lo Zacapa multinazionalizzato,  la musica su I-Tunes, gli ausiliari della sosta, La Russa ministro, le escort.

La Noia, Sersone e le Sciagure altrui


Dice che quando uno si sente tranquillo e anche un po’ annoiato della propria vita, va a castagnarsi le sciagure altrui. Su questo postulato si basa il successo dei media. Alla noia dobbiamo l’ascesa al potere di chi sa come curarla. D’altronde, se non c’è spettacolo né aspettativa, bisogna cercare qualche altro pop corn mentale.
Mi viene sempre in mente una delle migliori battute di quel fine umorista e grezzo padano che era Walter Valdi: “io dei quotidiani leggo solo la pagina dei necrologi e quella del cinema.
Se è morto qualcuno che conosco, vado al suo funerale. Se no, vado al cinema”. Devo ammetterlo, ho pensato e agito anch’io così anch’io, nel weekend.

INTER-GENOA NEL REGNO DELLE FAVOLE

Nel Regno delle favole le partite possono durare anche solo 45 minuti, a discrezione della squadra più debole.
Nel Regno delle favole, se durano 90 minuti, le partite possono finire solamente 5-2, 6-3, 7-4, 8-5 o così via.
Nel regno delle favole il 5 è un numero ricorrente.
Nel Regno delle favole, alla fine del primo tempo, è possibile vendere o comprare le partite, senza bisogno di includere giocatori nella trattativa e senza bisogno di valigette postume.
Nel Regno delle favole si può giocare con un pugliese svagato terzino e un terzino brasiliano mediano, con un medianaccio francese regista e un signor mediano slovacco mezzala, e addirittura con un figurante portoghese tra i pali.
Nel Regno delle favole l’allenatore in panchina della squadra ospite si può chiamare, a scelta, Regno o Favole, a seconda della disponibilità.
Le favole, però, prima di qualsivoglia sovranità, devono essere scritte. 

UN’INDIMENTICABILE SETTIMANA ROSSOBLU IN AFRICA

Di Edoardo e Beccioni. (Dirige il maestro Caroni)

Se ti piace depilata, forse l’Africa non fa per te.La sua bellezza è rigogliosa, ma sepolta sotto montagne di schifezza.
La schifezza è dovunque, e quasi tutta d’importazione.
Arrivi in Africa e capisci subito che è un inferno. Ma la scoperta più terribile è la successiva: questo inferno africano è infinitamente più vivibile e seducente dell’inferno asettico di casa tua. Se poi ci aggiungi un Freddie Beccioni quasi astemio in regime pre-derby e i ragazzini della Scuola Calcio di Malindi, lo sconcerto è totale.
Però, nella luce dell’equatore, il rosso e il blu diventano ancora più splendenti, ti affascinano, ti tolgono il fiato.
Ok, forse Malindi non è Africa, o è Africa in un modo un po’ speciale. Come quando scavi un buco nella polenta e ci versi il trifolato di funghi porcini. L’Africa, la polenta, è tutto intorno, ma se caschi dritto in mezzo al trifolato puoi anche avere l’impressione di goderti una vacanza italiana da cinepanettone.
 

IL CONGO PRIMA DEL DERBY E LA VERTICALE DEL CARONI

Cazzi vostri, io me ne vado in Congo. 
E per farvi capire che non è una provocazione, ci vado prima del derby. Mi spiace per i pochi fratelli che lascio e le fidanzate caucasiche occasionali, per le fidanzate dei fratelli che sono sacre e per le mogli che sono già più profane. Mi dispiace perdere la partita che vedrà le prodezze di Toni, l’esplosione di Rafinha, gli slalom di Mesto, la mobilità di Veloso e la panchina di Kharja. Sognerò un gol di Destro che per me non è scarso…no, però non è nostro…una doppietta di Rudolf. Ci arriviamo più invertebrati che mai, a questo appuntamento tradizionale. Come fosse la sagra delle puntarelle fuori stagione, come sapessimo già che finisce 0-0.

PER NON FARE I PESCI SPADA ALLA VUCCIRIA


Io sono già a Palermo, perché credo nella svolta.
E ve lo dico senza ironia, mordicchiando una stigghiola al mercato della Vucciria.
Ne avevo piene le palle dei caos mediatici, degli amici bulicci di destra che minacciano il suicidio, del figlio di Bondi che non sa più che pesci pigliare, dei figli vostri che hanno imparato a nuotare nella merda in cui da vent’anni indecorosamente anneghiamo.
Qui, nel bordello colorato della piazza del Garraffello, in questo concitato quadrilatero nel bel mezzo del Cassaro, i pesci che attirano la mia attenzione sono parenti del defunto Paul e le sarde che ti aprono e deliscano davanti.
Qui c’è vita, sangue, urla, respiro, sudore, tensione. Roba vera.

ROMA, L'OSTINATO ARCHITETTO E LA MAREMMA MAIALA

Per chi nella vita si può permettere di sudare per interposto imbecille, di viaggiare completamente spesato e di scaricare anche i vizi, grazie alla contabilità creativa, Roma può valere non solo una partita, ma anche un weekend lungo.
Infatti oltre al sottoscritto, ci puoi incontrare quasi tutti i parlamentari di questa Repubblica delle Papaye (altri direbbero “banane”, ma la differenza è sostanziale: le banane astringono, la papaya è lassativa).
Il vostro Beccioni, fin dal sabato pomeriggio in cui il patetico Baglioni implorava un uccellino di non andarsene affanculo, si è prodotto nell’esercizio di inutilità cosmica che lo ha portato ad assistere a Roma-Genoa.

ROSARIO, IL PONTETTO E LA SCOMPARSA DI PIERFLAVIO

La notizia della misteriosa scomparsa di Pierflavio ha colto tutti di sorpresa.
Tutti tranne me, che me ne vado allo stadio fischiettando, in sella al suo motorino.
Zia Esterina non è riuscita a stendere come si deve la pasta delle lasagne e quella rumenta di suo marito ha fatto un pesto di merda. Ero convinto che non gli importasse molto di quel figlio uscito storto come un torcetto biellese in una scatola di crumiri di Casale.
Da una settimana non da notizie di sé.

COME UNA CHITARRA SENZA CORDE

Sbullonatemi i testicoli con una chiave del quindici e toglietemi il whisky scozzese a vita, ma io questa cosa ve la devo dire: il Genoa di Gasperini, così come è sceso in campo a Milano, è una squadra senza palle. 
E mi affatico nell’affermarlo, mi si chiude l’esofago e ho bisogno all’istante di un inibitore della pompa protonica. Si faccia avanti chi ha visto segni di lotta, di cattiveria agonistica, di qualcosa che andasse oltre al giudizioso sussiego del soldatino. Alzi la mano chi si è divertito, secondo me nemmeno i fulminati del giorno dopo lo possono scrivere sul giornale o sul social network di turno.