Il supporter

E ORA...TUTTI PRONTI A (NON) DIMENTICARE

Oggi dimenticare è molto più di moda che inzuppare le meningi nel ricordo.
Altrimenti non si spiegherebbero l’utilizzo di massa di tablet e android, il calo di lettori di libri e l’aumento dei consumi di vino e superalcolici di bassa qualità.
La memoria si misura in Gigabyte e non nel numero di neuroni attivi nel cervello, è stimolata da aggiornamenti di stato e non da battiti del cuore.
Un presente noioso e un futuro con poche variabili fanno più miracoli di una canzone, di una vecchia fotografia, del Bruichladdich Fifteen o di un buon narratore.

SETTE PENSIERI BRASIARIANI


Al primo gol ho pensato: “Meglio subito, così ci diamo una svegliata. Le docce fredde salutari sono quelle delle sette del mattino, quando ti risvegli dal sogno che ti ha reso invulnerabile, onnipotente e in odore di immortalità. Quelle di mezzanotte, dei minuti di recupero, servono solo per lenire i dolori, raffreddare inutili bollori o mitigare lo stato di ubriachezza. Ci siamo organizzati male, là dietro.
Un esercito strampalato in trincea senza il Caporal Maggiore.
Quel ricciolino strapagato di Enzo Avallone mi sta dimostrando che non è un leader.
Non urla, non da fiducia. Mai una volta che dica a Ficarra e a Fernando Sucre  di fare una benedetta diagonale, invece di giocare ala contro questi robot del cazzo.
Lo sceicco del PSG ha un gran fiuto per gli affari del calcio.
Chissà se gli garberebbe lo spaghetto allo scoglio di Forte dei Marmi in compagnia di Urby, Adry e Loty.
E che dire dell’altro capellone, l’Alighieri, che sembra capitato qui per caso, di ritorno dal settimo girone. Ok, ragazzi, anche senza il Trans e Chinesinho possiamo rimettere in piedi la gara. Ci sono ottanta minuti, un arbitro e due guardalinee. Purtroppo c’è anche Fred, lì davanti, e Hulk non riesce a diventare verde”.
 

IL MAESTRO BRASILIANO E LA BELLEZZA DEL VOLO


Cosa vuoi che ti racconti, Maestro?
Che non c’è più poesia nel mondo e allora vuoi che ne alberghi anche solo uno straccio nel fujibol?
Che oggi la gran gnocca dal corpo dorato non potrebbe più passarti davanti sulla spiaggia di Ipanema, perché davanti al tuo bar tabacchi che guarda caso si chiamava “Veloso” non c’è più il bagnasciuga, ma un muraglione di cemento alto come la presunzione di chi ce l’ha messo nel fuleco poco a poco?
E che se pure quel figone di Helò Pinheiro, lenta e sinuosa come il biondo Miguel, ti passasse davanti in un dolce dondolarsi verso il mare, non avrebbe lo sguardo pieno di grazia e perduto nella bellezza, ma fisso su un android di merda?
Maestro, tutta la bellezza del mondo che è solo nostra, è rimasta in un tempo passato via come quella ragazza che oggi cammina veloce senza dondolii, inseguendo chissà cosa.

Passato via come Veloso (che oggi il tuo bar si chiama come la canzone e sembra un autogrill), come Diego, Thiago, Rodrigo e tutti quelli che ci hanno fatto sognare la bellezza ma non hanno avuto il tempo di sublimarla, Così ora è fossilizzata nei ricordi e se la troviamo, dobbiamo darle calore come si farebbe con un passerotto ferito, prenderla amorevolmente tra le mani e riportarla al volo.

IL GRANDE BURACO

Chi guarda Natal, sappia che Natal si vede solo dal mare.
Ma chi è nato a Mae Luiza la può guardare anche dal basso del Grande Buraco.
Nessuno ci è finito dentro, al Grande Buraco, ma è come se ci vivessero tutti da sempre.
Costretti a guardare la vita dal basso in alto, a respirare e deglutire gli umori della strada, le deiezioni del progresso, i succhi gastrici dell’umanità.

Nella favela di Mae Luiza, abbarbicata sul promontorio di fango della città, sai quanto gliene fregava di Italia-Uruguay?
Ora al massimo ti sfottono perché hanno capito che Balotelli è un bluff, ti fanno il segno con la mano “tornate a casa” e se la ridono.
Sicuro che non saprebbero riconoscere De Sciglio o Darmian, e rapinerebbero Candreva con lo stesso sussiego che usano per l’ultima delle strappone che indossano bracciali e collane sulla passeggiata di Ponta Negra.

IL PERNAMBUCO, LA COSTA RICCA E LE TRISTEZZE ZALONICHE


La quota del Costarica primo in classifica nel girone D all’inizio del torneo era inferiore solo a quella dell’Iran nel girone dell’Argentina. Mentre passeggio per la lunghezza della spiaggia di Boa Viagem, alla ricerca di un Pernambuco, inteso come ambito traguardo qualificazione in mezzo a due chiappe brasiliane, penso che era da giocare, anche solo per esorcizzare la partita con l’Italia.
Assaggio l’epidermico piacere dei piedi nudi sulla rena e gioco con le pupille a far coincidere le finestre a vetri dei grattacieli con il bagnasciuga che si perde in altre rive ed altri palazzoni.

 

IL SALVATORE D’ITALIA, LA MACONHA E GLI HUNI KHUI

José Bolivar Proano partì per l’Amazzonia con la moglie cagionevole di salute e una valigia di buone intenzioni. Io non esco da un romanzo di Sepulveda, ma al massimo da un editoriale del Secolo XIX in cui gli altri protagonisti sono Luca Bizzarri e Alessandro Zarbano. Potete capire quanto me ne freghi di fare poesia. Salgo sul volo interno della Tam da Bahia per Manaus con il ricordo fresco del pan di zucchero di Janina, conosciuta un paio di giorni fa sulla spiaggia di Bahia e con cui ne ho fatti due meno dell’Olanda ma nel medesimo stile.

I MONDIALI DI BECCIONI: Tutti dentro il grande Fuleço di Brasil 2014

 

Tornano i mondiali di calcio e, con una punta di imbarazzo, i Grifoni in Rete annunciano il ritorno dell’editorialista principe di questo evento calcistico, popolare e mondano. Come quattro anni fa in Sudafrica, seguiremo Brasil 2014 con l’occhio cinico, clinico, alcolico un po’ etico e un po’ bisbetico di Freddie Beccioni. Ci scusiamo fin d’ora per il probabile linguaggio scurrile e per le considerazioni sessiste, classiste e filopreziosiane da cui prendiamo le dovute distanze. Buon Mundial!"

QUI CE VOLE STRABECCIONI !!!

Buondì, me presento: il mio nome è Alvaro Strabeccioni. So’ stato convocato in fretta e furia da un direttore sportivo dimissionario e da un allenatore dimissionato, in un centro di missionari (dedicato a Papa Pio quarcosa) pieno di mercenari, di mignottari, di marchettari e di marionettari. Sono qui in missione per conto di un capitano d’industria, il presidente che tutto vede e tutto sente, che non tace ma acconsente, con il ricco e col potente. So’ Strabeccioni e so’ stornellaro del Testaccio, tutto dico e tutto faccio, se mi sbaglio lo rinfaccio, se ti irrido lo rifaccio.

BATTERE LA JUVE

BATTERE LA JUVE perché una bagascia, anche se si rifà la verginità, resta sempre una bagascia.

BATTERE LA JUVE perché di solito, in quanto bagascia, è lei che batte

BATTERE LA JUVE per quello che ha sempre significato nel campionato italiano

BATTERE LA JUVE perché siamo cresciuti con l’idea che chi rubava alla fine vinceva

LA SALVEZZA TRA SERSONE E ZE EDUARDO

Sarà che mi prende la trebisonda perché dall’altra parte c’è il mio compagno di merende Sersone. Guarda cos’ha fatto quel vecchio trogolo: che mastichi di calcio come Kim Kardashian di algebra, è risaputo.